Oltre il pessimismo. Riflessioni su Giovanni Bernardini

 

di Franco Martina

Il tema della vecchiaia, pur presente in molte opere di Giovanni Bernardini, è diventato centrale negli ultimi due libri, Il  Vecchio e l’Ombra. (Dialoghetti), Edizioni Esperidi, Monteroni di Lecce, 2016 e Nel buio la parola (Poesie 2015-2016), Edizioni Esperidi, Monteroni di Lecce, 2016. Sarebbe sbagliato vedere in questa scelta esclusivamente il riflesso della personale condizione dell’autore ( classe 1923), come anche di supporre un’intenzionalità ispirata alle consuete deprecationes senectutis.  Va precisato che Bernardini riflette non tanto sulla vecchiaia, considerata comunque una ben determinata fase dell’esistenza individuale, quanto sull’invecchiamento. Una riflessione incardinata ovviamente nel proprio vissuto e affidata agli strumenti usati lungo tutta la sua vita, quelli della poesia e della prosa che, come sottolinea Lucio Giannone nella puntuale introduzione a Nel buio la parola, mantengono nell’arco dell’intera produzione dell’autore una  complementarità non solo sotto il profilo contenutistico. La  letteratura è, infatti, la  dimensione in cui  il vissuto viene pensato e quindi raccontato. E già su questo passaggio si possono misurare i primi effetti dell’invecchiamento. L’affievolirsi delle risorse creative richiede in questa fase, per così dire estrema, un enorme sforzo di concentrazione. Sicché Bernardini si appoggia ai pensieri, ai versi, alle parole scritti da altri, quasi un bastone con cui continuare il proprio cammino di conoscenza e di riflessione sulla realtà e sulla vita. Non si può parlare di vere e proprie citazioni, bensì di un intarsio concettuale ed espressivo teso a costruire un autonomo discorso.

L’immagine corrente della vecchiaia imposta, anche in questo caso,  dal mercato oscilla tra due  apparenti  estremi: l’esaltazione giovanilistico-vitalistica da un lato e la rimozione dall’altro. Gli estremi, come spesso accade, si incontrano, quando sono complementari. L’anziano si è rivelato nel corso della lunga crisi un ottimo target commerciale, blandito proprio in relazione alle sue fragilità: non c’è disfunzione che non si risolva con una pillola, non c’è ruga che non scompaia con una crema e quando non basta, scattano i dispositivi della cancellazione sociale, come impone la legge del mercato.

È al di là di questa immagine deformata della vecchiaia che Bernardini getta il suo sguardo.

Ogni passaggio della vita è un percorso unico e irripetibile. Ma solo nella fase dell’invecchiamento si può acquisire un sapere di valenza universale, perché riguarda tutti gli uomini, in ogni tempo e in ogni fase della singola esistenza. Un sapere che, come osservava Norberto Bobbio nel suo De  Senectute, non è materia accademica perché non si apprende né si trasmette per via culturale. Come gli antichi saperi, anche quello della vecchiaia scaturisce dalla vita, anzi le è tanto intrinseco da identificarsi con essa. Il sapere della vecchiaia si apprende solo vivendola.

Ma in cosa consiste questo sapere?

L’ esperienza della vecchiaia apre alla esatta valutazione del limite proprio all’esistenza umana. Dove il limite non è costituito dalla morte che, in quanto tale, non è parte dell’esistenza e, quindi, da essa non è possibile trarre alcuna esperienza diretta, bensì dal dolore, dalla malattia, dall’emarginazione, dalla solitudine, dall’indifferenza, dalla discriminazione, dall’abbandono. Situazioni che possono colpire chiunque in qualunque momento della vita. Solo da vecchi, però, è possibile comprendere che esse non sono accidenti della sfortuna ma parte di un passaggio ineludibile che conclude l’esistenza umana. Interrogarsi sul senso della vecchiaia significa interrogarsi sul senso della vita. Nella vecchiaia si mostra come necessità ciò che in altri momenti dell’esistenza incombe come possibilità.

Insomma, in quanto processo la vecchiaia  non può essere esclusivamente identificata con una perdita, relativa soprattutto al decadimento psico-fisico, quanto anche all’acquisizione di un sapere specifico. La saggezza che la cultura classica considerava come frutto della tarda maturità dell’uomo, è in realtà il risultato di una profonda trasformazione nel modo di considerare la vita. Scriveva Simone De Beauvoir in La terza età (ma il titolo originale è La vieillesse del 1970) “… c’è un’esperienza che appartiene soltanto a coloro che sono vecchi… Bisogna essere vissuti a lungo per farsi un’idea giusta della condizione umana…”. Come aveva fatto due anni prima Jean Améry, un autore conosciuto da Bernardini, anche la scrittrice francese considera il mutato rapporto con il tempo l’elemento di discontinuità che avvia la fase dell’invecchiamento. Nella gran parte della sua esistenza, quella che arriva fino alla tarda maturità, l’uomo vive il presente con lo sguardo rivolto al futuro e ha nei confronti del passato una considerazione minima, più strumentale che esistenziale. L’ingresso nella fase dell’invecchiamento modifica radicalmente questa disposizione, cambiando “ un avvenire indefinito contro un avvenire finito”.  Nei versi di L’ora più nera Bernardini descrive questo momento con grande intensità:

Cammini cieco nell’ombra

verso l’alba

lontana irraggiungibile

Privo di orizzonte, l’uomo si muove in un tempo senza senso, perché il domani, che comunque sorgerà, non sarà per lui.

Il restringimento dell’orizzonte delle attese e l’allentarsi delle pressioni del presente obbligano a concentrarsi pressoché interamente sul passato.  Il quale, però, è tutt’altro che un libro aperto: “ … ciò che è rimasto, o sei riuscito a scavare in quel pozzo senza fondo, non è che un’infinitesima parte della storia della tua vita”, notava Bobbio. In effetti, più che uno spontaneo riemergere di ricordi, lo sguardo sul passato comporta uno sforzo, a volte doloroso, di anamnesi, in cui non c’è consolazione ma solo rimpianto:

Il passato

è vento di Tramontana

allegra Bora

adesso disfatta

nell’umido Scirocco

della Vecchiaia

che aduna rari coriandoli

dai colori sgargianti

Tuttavia, questi frammenti di vita passata si rivelano non i tasselli con cui ricostruire il mosaico della propria esistenza, quanto il materiale che permette di riflettere sul senso della vita, cercato non in relazione alla sua finalità ultima, bensì all’importanza dei valori che la costituiscono. Solo il tempo della vecchiaia consente di mettere in prospettiva la vita e di valutarla nell’esatta misura: “le trecce luminose”, “le mani lattee di dolcezza”, “le rose gialle”. Non i grandi eventi, i passaggi decisivi,  “ le decisioni irrevocabili” ma “rari coriandoli dai colori sgargianti”.

Nella specifica riflessione sulla vecchiaia Bernardini ribadisce la sua visione integralmente umana e mondana della realtà, dominata dalla ferrea legge per cui, secondo un’antica formula, “redit ad nihilum quod fuit ante nihil”. La prospettiva del nulla, la consapevolezza dell’infinita vanità del tutto coincide largamente con il sentimento di dolore che è la dimensione più profonda della vita. Esso però non nasce dall’amor sui, come in chi di fronte all’altrui morte piange la propria, secondo Heidegger. Il dolore è l’inevitabile conseguenza della lacerazione prodotta dalla definitiva perdita di chi si ama. Si può dire che questo è il punto più alto del senso di umanità, perché coincide con il senso stesso della vita.

Rapida fuga di nubi la vita

da tenebra a tenebra

nascita e morte

Concedi solo all’amore

il meglio del tempo terreno

il resto val poco

Un invito all’accettazione della vita nella sua immediatezza. L’amore che Bernardini indica come finalità della vita, è il sentimento laico e terreno di chi si riconosce in un medesimo orizzonte di finitezza.

Solo scomparendo

potrò narrarti

delle rose gialle

cresciute nel giardino

Oltre il pessimismo, la pacata riflessione di Bernardini produce un effetto di resilienza nel momento in cui  rompe l’immagine corrente della vecchiaia come fase residuale, tutta ripiegata in se stessa e ne evidenzia l’importanza di processo ancora vitale perché permette una più esatta comprensione dei fondamentali valori della vita.

Forse, in questo estremo sforzo è possibile cogliere un ulteriore tratto di legame e di coerenza con l’antico impegno civile, che fa apparire anche questi volumetti di “liberal carme l’esempio”.

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