Le elezioni nella democrazia immatura

di Ferdinando Boero

Puntuale come sempre, domenica scorsa il Direttore Scamardella traccia un impietoso ritratto della corsa alle candidature. Spiega la meccanica di questo apparente risveglio di senso civico che porterebbe moltissimi cittadini a mettersi “al servizio” del bene pubblico. In effetti, troppo spesso, dietro questo fervore politico c’è ben altro. Chi si candida può contare sul voto di parenti e amici. Se un candidato sindaco ha il sostegno di dieci liste, ognuna con venti candidati, e ogni candidato porta una media di venti voti, ecco  che abbiamo quattromila voti garantiti che, oltre a quelli degli elettori che votano per “convinzione”, possono essere determinanti. Chi porta più voti merita un assessorato. Ma anche tra i non eletti chi ha portato più voti merita una ricompensa. I cosiddetti “trombati” non hanno un posto nel consiglio, ma sono messi a dirigere aziende pubbliche, società partecipate, magari a dirigere ospedali, parchi. Ovviamente le competenze non c’entrano, c’entra il contributo portato a chi ha vinto. Una volta effettuate le nomine, chi ha votato per i vincitori vuole la sua ricompensa. Di solito l’assunzione, o comunque un contratto a tempo determinato, oppure un appalto. Il rapporto amicale, clientelare, predomina. Il voto si dà per questi motivi. Gli scandali non smuovono l’elettorato. Il malaffare viene percepito come ineluttabile.

Manca una visione, un’idea di cosa si vuole ottenere con la gestione politica, e come. Alla fine un programma potrebbe essere la somma di tanti progetti, ma se non c’è una visione, un’idea che dia continuità concettuale a tutto quel che si vuole fare, si rimane nelle promesse all’inseguimento della pancia elettorale. 

Berlusconi, addirittura, aveva fatto un contratto con gli italiani. Farò questo, se mi voterete. Poco importa che non l’abbia fatto. Si può sempre dare la colpa agli altri, che non lo hanno lasciato lavorare. Ma quale era la visione? La libertà? E chi non dice che la libertà è importante? Cosa si contrappone alla libertà? La democrazia? Ma è ovvio, siamo una democrazia. L’onestà? Ebbè, abbiamo avuto partiti basati sull’onestà e abbiamo visto che fine hanno fatto (penso all’Italia dei Valori, che ci ha regalato Scilipoti, Razzi, e De Gregorio). Allora la competenza? Ahi ahi, vediamo che ha combinato Monti. Non basta una parolina accattivante per far funzionare le cose. Sono caduti gli ideali. Prima lo scontro avveniva tra due fedi, entrambe iniziavano per c: cristiani e comunisti. Poi si sono accordati e sono arrivati i catto-comunisti. Sono cadute le ideologie. Quel che prevale è l’interesse personale, in una rete di rapporti che segna il ritorno a relazioni tribali. I cerchi magici, di solito tra concittadini. Manca l’idea della cosa pubblica e prevale il tornaconto di singoli individui e dei loro gruppi di riferimento.

La competenza non ha alcun valore. I laureati scappano, se non hanno referenti. Vanno in paesi dove ancora il merito ha un senso. Qui no. Non è una situazione limitata a una porzione arretrata del paese, è un fenomeno trasversale. Il trota, figlio di Bossi, non era di Crotone: si era comprato una laurea in Albania. E la consigliera regionale Nicole Minetti, ricordate? Son cose che avvenivano in Lombardia. Dove il sultano (a capo del governo nazionale) aveva un harem personale. E stravinceva le elezioni perché, in fondo in fondo, rappresentava quel che gli italiani vorrebbero essere. Non tutti, lo so. Diciamo buona parte. Quel tanto che basta per condizionare gli esiti elettorali. Se non basta, le cose si organizzano con accordi con la malavita organizzata, dove impera, oppure con la massoneria (ricordate la P2?, e poi la P3 e la P4), o con altre organizzazioni in cui “ci si aiuta”. Anche queste oramai in corso di fusione “organica” a un singolo disegno: depredare la cosa pubblica, favorendo gruppi di interesse che vanno dai petrolieri ai banchieri, i costruttori, i fornitori delle pubbliche amministrazioni, le case farmaceutiche. L’elenco è lungo.

Il Movimento 5 Stelle cerca di scardinare questo sistema. Grillo ha un curriculum irreprensibile su questo, ed è per questo che i suoi avversari (tutti i politici) lo denigrano continuamente, chiamandolo “comico”. Ha denunciato per primo gli scandali Cirio, Parmalat, e quelli bancari, e le mille altre ruberie italiche. Erano i suoi spettacoli. Ma non erano copioni comici, inventati, era proprio l’Italia. Ha visto queste cose quando i grandi giornalisti che lo denigrano non erano stati in gradi di vederle. Oppure le vedevano e tacevano. Cominciò con Craxi e andò avanti. A un certo punto pensò che, dalla critica, avrebbe potuto passare all’azione, a esercitare il potere al posto di una banda di profittatori che sta dissanguando il paese. Giusto, perché no? La diagnosi era azzeccata. Ma che dire della prognosi e della terapia? Non basta criticare, bisogna poi essere in grado di sostituire i delinquenti (perché di questo si tratta) con persone oneste. Ma l’onestà non basta, devono anche essere competenti. E poi ci sono i disonesti travestiti da onesti, che si infiltrano in ogni partito. Per i meccanismi di scelta dei candidati, il M5S si presta molto alle infiltrazioni. Come avvenne anche per l’Italia dei Valori, e come forse sta avvenendo a ripetizione a Roma (nessuno parla di Torino, dove le cose funzionano).

Come tutti gli italiani, sono anche io allenatore della nazionale e ho la mia ricetta. Mi piacerebbe che gli elettori si associassero e costruissero un’idea di quel che vogliono dai politici, sfidandoli. Noi vogliamo questo, questa è la nostra idea rispetto alle questioni più salienti. Come vi rapportate a questa visione? In modo da condizionare tutti i candidati, facendogli prendere posizione su argomenti precisi, sfidandoli a mostrare la propria visione, se ce l’hanno, sui singoli punti e poi nell’insieme. Ovviamente a fronte di un curriculum che mostri competenze, da discutere pubblicamente. E poi, se chi viene eletto ha fatto certe promesse, deve essere chiamato a rispondere delle proprie azioni. Puntualmente. E deve essere smascherato se c’è una faccia differente, dietro la maschera. Ma se chi chiede questo a sua volta si candida, ricaschiamo nel gioco delle liste, dei posti ai trombati, degli amici degli amici. Sogno una forza politica che influenzi i politici, che li indirizzi e li controlli. Tipo le associazioni di malati che premono per far funzionare la medicina. Non si vogliono mica sostituire ai medici!!! Quando il numero degli eleggibili si avvicina pericolosamente al numero degli elettori, senza che si guardino i curricula dei candidati, senza che si sappia davvero ciò che sanno fare, non si va lontano. Purtroppo ha ragione il Direttore Scamardella. Non siamo ancora culturalmente maturi per esercitare la democrazia in modo efficace. La forma è salva, ma la sostanza lascia molto a desiderare.

[“Nuovo Quotidiano di Puglia”, mercoledì 24 magio 2017]

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