Qualche considerazione sulla città

di Paolo Maria Mariano 

Passeggiando per le strade di Galatina, mi è capitato negli ultimi anni di notare, soprattutto nei periodi di vacanza, un continuo incremento di turisti, non pochi gli stranieri, che passeggiano dirigendosi innanzitutto e a ragione verso la Chiesa di Santa Caterina per poi addentrarsi per il centro storico, osservando le architetture barocche e quelle ottocentesche, nonostante lo stato di degrado che alcune di esse presentano. Ho salutato con soddisfazione il fenomeno, ben diverso dall’accalcarsi di folle anonime in un’unica serata evento, il cui risultato non è l’incremento delle vendite dei negozi, peraltro chiusi nelle ore dell’evento stesso, semmai è il volume di rifiuti e di sporco che deve essere eliminato il giorno seguente, con spesa addizionale all’ordinario, che si tollera nell’illusione per qualcuno che potersi mostrare su un palco, circondato da moltitudine distratta, possa essere il veicolo a quella notorietà prodromo di avanzamento nella carriera politica cui personalmente si anela, senza dimenticare tra i fattori in gioco il semplice e soprattutto triste desiderio di mostrarsi per mostrarsi e sentirsi d’esistere.

Quell’altro tipo di turismo, quello dei piccoli gruppi che si fermano nella città per qualche giorno e che vanno in giro con l’ausilio di una guida cartacea, rispettando i luoghi, deve essere auspicato perché si tratta di un fenomeno che coinvolge utenti con capacità di spesa, la quale genera un ritorno concreto per la città.

Rilevo, inoltre, che la città di Galatina appare in maniera sempre più frequentemente sulle riviste a tiratura nazionale, indicata tra le destinazioni che vale la pena visitare per la presenza di beni artistici e storici. Ho cercato di capire chi avesse promosso questa campagna pubblicitaria per la città; l’investigazione non è stata superficiale ma non ha portato risultati decisivi. Ho l’impressione che si tratti della presenza concomitante di fattori in parte casuali. Ritengo però che si debba provare a sfruttare la circostanza. All’uopo sarebbe utile cercare di rafforzare e di incrementare tutti quei fattori che possono rendere sempre più solida l’immagine “storica” della città che i mezzi d’informazione, soprattutto le riviste in allegato ai due maggiori quotidiani nazionali, continuano saltuariamente a diffondere. Per questo credo che sarebbe quasi doveroso e sicuramente conveniente armonizzare, coagulare e qualificare sempre più le attività culturali che si sviluppano per l’azione volenterosa di gruppi di varia numerosità durante l’anno, prendendo da ciascuno gli aspetti migliori – ce ne sono, qualche volta anche inaspettati – e avendo la determinazione di contenere ciò che nel tempo si conferma inutile e ampolloso ornamento. Una caratterizzazione culturale sempre più marcata della città, non correlata a qualche slogan facile, associato a concetti orecchiati piuttosto che pienamente compresi, aumenterebbe l’identificabilità della città stessa e favorirebbe quel processo spontaneo di promozione cui ho fatto già qui riferimento.

La responsabilità di condurre quest’operazione progressiva di coordinamento e di coagulo delle attività culturali che si sviluppano in loco è propria delle istituzioni cittadine, quindi di chi le rappresenta. Chiunque, però, sia chiamato a cominciare il processo sa bene che le maggiori difficoltà da affrontare sono di ordine psicologico. Troverà ostacoli in chi riterrà a torto o a ragione di opporsi al processo per il solo timore di non poterlo gestire o di non avere in esso e soprattutto nel risultato finale una posizione “visibile” e dominante. È un comportamento che si trova ovunque nelle strutture sociali, ovunque ci siano esseri umani, ma di esso l’amministratore accorto, consapevole della natura di servizio alle istituzioni che ha la sua funzione, è cosciente. Chi, invece, da amministratore, vuole sfruttare le istituzioni invece che servirle è parte del problema. Anche da questi aspetti, dalla capacità di armonizzare la struttura sociale spingendola a crescere, dall’acutezza nel trovare soluzioni che permettano di superare innanzitutto questi problemi “psicologici” per poi affrontare immediatamente dopo i problemi tangibili con azioni collettive che abbiano spirito costruttivo, si misura la qualità e la forza politica delle istituzioni cittadine.

L’estate si sta sviluppando con temperature che non invitano alla frenesia dei movimenti. La riduzione delle attività ordinarie può favorire, almeno in chi è portato, il tempo della riflessione, anche quella su quanto ho indicato in precedenza, se l’ambiente intorno è sereno, se lo spirito del singolo è sereno, due circostanze che credo siano l’augurio migliore che si possa fare ora che la sera si avvicina e arrivo alla fine di queste righe, terminandole così.

Questa voce è stata pubblicata in Un'idea di città e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *