Ricchi e poveri

di Gianluca Virgilio

Per le strade della città passano molte auto, di piccola, media e grossa cilindrata; di tanto in tanto passa qualche auto di gran lusso: potrebbe esser costata centomila, duecentomila, trecentomila euro, o molto di più, chissà! Auto del genere se ne vedono poche e questo spiega, al loro passaggio, il potere di attrarre lo sguardo delle persone. Sono sempre tirate a lucido, pulite pulite, come appena uscite da un autosalone, emettono un rombo che ricorda il rumore degli autodromi, sono berline o sportive, SUV o coupé, hanno sempre un doppio tubo di scappamento, e i vetri sono scuri, per cui è impossibile vedere le persone che ci stanno dentro. Sono scattanti e veloci e in autostrada stanno sempre nella terza corsia, che sembra riservata a loro.

Se fossi amico di qualcuno che guida un’auto del genere, gli chiederei sicuramente di poterla provare, per vedere cosa si sente a fare una bella accelerata, una sgommata che lascia il segno sull’asfalto con un po’ di copertone (e qualche euro). L’amicizia è una cosa seria e questo piacere un vero amico non me lo potrebbe negare. Il problema è che non ho mai conosciuto personalmente qualcuno tanto ricco da possedere un’auto di lusso, forse perché di queste persone ce ne sono poche sparse qua e là nel mondo – dicono che siano l’un per cento della popolazione mondiale – o forse perché chi, come me, non ha da scialare, frequenta i suoi pari (pares cum paribus…), non certo le persone molto ricche; e per avere un’auto come quella che dico io, bisogna essere molto molto ricchi.

Se io fossi amico di uno molto ricco, e questi mi invitasse a cena in un ristorante di lusso, e poi si dovesse pagare alla romana, mi troverei in qualche difficoltà e la nostra amicizia subirebbe un duro colpo già alla prima uscita. Né l’amico accetterebbe di mangiare spesso la pizza e di scegliere con me il menu a un prezzo prefissato: sarebbe per lui  un non senso, con tutta la sua ricchezza! E se si decidesse di andare insieme in un locale esclusivo, dove un cocktail costa una cifra, non mi assillerebbe forse il pensiero di non arrivare a fine mese? D’altro canto l’amico si guarderebbe bene dal frequentare luoghi e locali popolari, dove la sua ricchezza sarebbe inutilizzabile.

In realtà, un’esperienza del genere non l’ho mai fatta. Se solo provo a immaginare una relazione d’amicizia con una persona ricca, avverto uno strano disagio. Chi mi garantisce che uno con un reddito giornaliero eguale al mio reddito annuale non acconsenta a farmi guidare il suo fuoristrada con un secondo fine a me sconosciuto? Chi mi dice che egli non abbia l’intenzione bieca di comprarmi e di utilizzarmi per suoi fini segreti? Non sopporterei di essere sospettoso nei confronti di un amico! Per giunta, rischierei di essere invidioso! Infatti, se anche l’amico, ogni volta che fossimo usciti insieme, mi offrisse una cena raffinatissima o il drink più costoso, oltre a farmi guidare la sua auto lussuosa, il solo contatto con una ricchezza non posseduta basterebbe a generare in me il brutto sentimento dell’invidia. E non è l’invidia contraria ad ogni spirito di amicizia?

Non potrò mai essere amico di una persona molto ricca: un simile rapporto mi indurrebbe a pensieri non edificanti, come per esempio quello di curiosare sull’origine della sua ricchezza (come ha fatto a diventare così ricco?), il che sarebbe un’indebita invasione della privacy. D’altra parte, il ricco sarebbe portato a supporre in me, e non senza ragione, sospetto, invidia e bassa curiosità, e queste cose non gli farebbero piacere.  Come si vede, anche il ricco non vorrebbe essere mio amico, sarebbe cosciente che tra noi due non potrebbe correre buon sangue.

Dovrò rinunciare a guidare un’auto di gran lusso. La prossima volta che mi capiterà di vederne una e mi verrà il desiderio di guidarla, ripeterò dentro di me questo ragionamento – con la pratica questo esercizio si può fare in un minuto -, finché il desiderio svanirà portato via lontano dal bolide che mi ha appena sorpassato.

Mi dispiace che le cose stiano così.

(2013)

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