Sulla soglia

di Giovanni Bernardini

Oh sì, padre, attendimi sulla soglia 
come quando, ragazzo, tornavo da scuola. 
Eri lì, dietro i vetri, col tuo pallido sorriso, 
ansioso di sapere buone nuove 
degli studi. Non ti deludevo 
e tu ne andavi fiero. 
Avevi racchiuso in questo figlio 
le speranze e l’amore 
nella tua vita grigia di malato. 
Ai piovosi pomeriggi d’autunno, 
mentre la casa taceva né gazze 
e colombi svolavano fra gli alberi, 
affidavi il mesto pensiero 
di non potermi vedere cresciuto. 
Il tuo debole cuore si logorava 
giorno dopo giorno 
finché l’inverno portò il segnale 
premonitore: non ti dava requie 
l’affanno che poi divenne 
rantolo atrocemente diffuso 
per tutte le stanze. 
Così scomparisti lasciandomi 
di te, della tua tenerezza 
solo questo antico ricordo 
presente nell’intera mia vita. 
Ed ora che, vecchio, sento prossima 
la fine, ti prego, padre, attendimi 
alla soglia come un tempo. 
Io non ho certezze, ma questa 
cara illusione mi conforta. 
Attendimi, padre, alla soglia della morte 
affinché possa ritrovarti 
e stringermi ancora nel tuo abbraccio. 

[Nel mistero del Tempo, postfazione di G. Invitto, 
intitolata La vite e la canna, Manni, 2005.]

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