Scrivere per educare: La donna dei Lumi di Rino Duma

Il progetto a largo raggio vagheggiato dall’autore, la sua proposta, che sconfina nell’utopia reale di memoria socialista, già elaborato da illustri pensatori del passato come Platone, con la  “Repubblica”, o  Tommaso Moro, con la sua “Utopia”, è quello di una riunione di tutte le comunità mondiali sotto la collegiale bandiera della pace, cioè della convivenza pacifica dei popoli, nel rispetto delle loro diversità etniche, culturali e religiose, e nel segno della lotta alle sperequazioni esistenti fra le varie aree geografiche del mondo, a vantaggio di una più equa e solidale crescita collettiva. Questa visione utopistica ed ecumenica di Rino Duma, che sottende alla narrazione degli intrecci emotivi, avventurosi, intimi e sociali dei suoi romanzi, coinvolge i protagonisti degli stessi, da Mauro De Sica fino ad Antonietta De Pace , che diventano modelli di riferimento, eroi positivi, pedine mosse dall’autore in quella fatale scacchiera che è la visione che Duma ha della vita e della letteratura. Vi è, da parte dell’autore, la ricerca di un nuovo modello, da proporre alle giovani generazioni, perché possano uscire dal buio della ragione, che sembra aver oscurato questo nostro orizzonte moderno, grazie a quei lumi, di cui la De Pace diventa ideale portatrice. E per far ciò, a parere dell’autore, occorre educare fin da piccoli i nostri ragazzi al rispetto delle regole comuni, all’amore per la legalità, per la verità, a mettere da parte i propri piccoli interessi, e quindi esasperati e perniciosi individualismi, a favore dell’interesse collettivo, di una pluralità foriera di grande ricchezza interiore. Non è nell’individualismo esacerbato di questi nostri giorni che si colloca il messaggio salvifico dell’autore, ma in una dimensione corale di estesa solodarietà. E nella direzione di questa auspicata pluralità va il progetto perseguito della creazione di un organo sovranazionale, che non annulli le differenze o i confini delle singole nazioni, ma le compenetri in un virtuoso e armonico progetto di sviluppo mutuo e sostenibile.  Questa grande utopia di un mondo senza più barriere né differenze sociali sta alla base della sua narrazione, impasta la materia viva del racconto, tesse la trama anche dei suoi romanzi e conduce al fabula docet che è il messaggio di cui un libro è portatore. “La scatola dei sogni”(Edipan Galatina, 2008), dedicata a Zeffirino Rizzelli “uomo illuminato e probo, ricco di saperi e d’umanità”, con una Prefazione di Maurizio Nocera, è stata la sua seconda opera narrativa, un “Romanzo d’avventura”, con sconfinamenti nel fantasy,  ambientato niente meno che sull’isola di Tofua, nell’arcipelago di Tonga, dove la comunità primitiva dei Tohiea riceve la visita a sorpresa di un pilota civile americano, Joe Harrus, il quale diventa presto una specie di eroe per la comunità polinesiana che rischia l’estinzione. Una forte componente etno-antropologica, che sostiene il romanzo, dà l’abbrivio all’autore per lanciare ai lettori una speranza per i destini degli uomini. Anche questo corposo romanzo, con una bellissima copertina, opera di Tuccio Cascione e le illustrazioni interne di Luisa Coluccia,  ha avuto un buon riscontro di pubblico e di critica, confermando la versatilità di Duma, abile nel maneggiare la lingua italiana. L’autore, che vive ed opera a Galatina, in provincia di Lecce, è da ben 45 anni presidente del “Circolo Cittadino Athena”, che edita il periodico bimestrale “Il filo di Aracne”di cui Duma è Direttore,  e presidente del Premio letterario “Athena”. Ha scritto commedie in vernacolo galatinese, come “Natale tra vecchie comari” (1986), “Befana miliardaria” (1988), “Reparto ortopedia” (1994), “La telefunata” (2001), oltre ai romanzi di sopra elencati. Appassionato di calcio, ogni anno realizza gli almanacchi “Il Nerazzurro” e “Storia di una stella”, due completi volumi sul campionato di calcio dell’Inter e della Pro Italia Galatina, cioè le sue squadre del cuore.

“Pro bono hominis”, cioè “per il bene dell’uomo”, posto in esergo a “La scatola dei sogni”, sembra che sia il motto valevole anche per il suo terzo romanzo, “La donna dei lumi”, nel quale la figura della De Pace giganteggia come mai prima d’ora era stato con gli altri documenti storici su questa eroina del passato. E ciò perché, oltre al valore aggiunto della narrazione meta-storica, vi è una forte componente di passione che Duma mette nel tratteggiare a forti tinte l’animo sensibile, il carattere indomito, la fierezza, la caparbietà e gli indiscussi meriti di una donna della quale evidentemente egli si è sentito intellettualmente innamorato. Dopo una Presentazione di Giuseppe Magnolo, vi sono delle Considerazioni Introduttive dell’autore, che ci aiutano a capire meglio le finalità dell’opera. Interessanti le foto interne, che corredano la storia, e bella anche la copertina, cioè l’opera “La libertà guida il popolo alla lotta” di Eugene De la Croix. I dialoghi sono preponderanti e pregevole è la capacità del narratore di non sovrapporsi all’opera ma di lasciare che siano i fatti ed ancor di più i personaggi a raccontare quella temperie sociale, politica e culturale che l’Italia attraversò negli anni a cavaliere dell’Unificazione nazionale. Duma si attiene alla verità storica, riportando con dovizia di particolari la lotta politica, i contrasti fra monarchici e repubblicani, la guerra civile fra sabaudi e meridionali, l’enorme sacrificio di vite umane che vi fu, il triste fenomeno del brigantaggio e l’altrettanto aspra repressione dello stesso, la crudele rappresaglia compiuta dall’esercito piemontese a danno degli sventurati “terroni”, le incarcerazioni, i processi sommari, le deportazioni nei lager sabaudi come Fenestrelle, la spoliazione di tutte le ricchezze del Sud in seguito alla annessione coatta. E così possiamo ritornare su una pagina importante del nostro Risorgimento italiano e specificamente salentino, a distanza di 151 anni dall’unificazione dell’Italia, per ripercorrere gli avvenimenti che in quegli anni così tormentati videro protagonisti figure come Epaminonda Valentino, cognato della De Pace, Sigismondo Castromediano, Liborio Romano, ecc.  Nel romanzo storico, un genere letterario fra i più amati dal pubblico italiano, le eventuali mancanze nei documenti storici, le zone d’ombra nella vita dei personaggi illustri, vengono colmati con elementi di fantasia, di pura invenzione letteraria. Un lavoro di pignola ricerca ha portato Duma a consegnarci la sua opera migliore. Questo racconto, infatti, è sicuramente il più maturo ed anche il più interessante perché ci ricorda la figura di una intellettuale salentina, campionessa della libertà e dell’amor di patria.

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