Avanti (o) pop! di Paolo Vincenti 1. Il minimondo 5 stelle

di Paolo Vincenti

“Tu grillo parlante 
che parli alla gente 
ma chi t’ha invitato 
ma chi t’ha pregato 
sei un profeta di varietà 
e la tua predica 
non ci servirà!… “

(“Tu grillo parlante “ – Edoardo Bennato)

Grillo se la prende con la stampa di casa nostra, che a suo dire confeziona solo bufale, e parla di povertà e bisogno, ma lo fa dal suo megayacht ancorato a Malindi oppure a Porto Cervo, alla faccia della coerenza. Qualche tempo fa, il leader populista si era inventato una sorta di giuria popolare che potesse controllare la veridicità delle notizie date dalla stampa, a suo dire tutte, o quasi tutte, taroccate, costruite. Un coro di buuu e pernacchie ha seppellito l’ex comico, vittima delle sue stesse intemerate. Con buona pace del leader pentastellato e del suo tribunale popolare infatti, le fake news, ribattezzate “post verità”, continueranno a galleggiare nell’etere così come ci saranno sempre il giornalismo serio e quello asservito, prezzolato.  Nessun Polpot alla genovese potrà fermare le bufale;  potranno solo farlo le redazioni di giornali e tv, se  le stesse bufale  non siano funzionali ai diabolici disegni orchestrati da quarto e quinto potere. 

Il movimento non attraversa uno dei suoi periodi migliori. La Raggi a Roma indagata per falso e abuso d’ufficio, in Sicilia indagati per le firme false, Fico redarguito perché parla senza essere autorizzato. I laeder Grillo e Casaleggio minacciano espulsioni e pene pecuniarie per chi non si mette in riga. Un colorato e schizoide pandemonio quello dei Cinque Stelle, che assomiglia al Minimondo di “Avanti un altro”. Eppure, nonostante scandali, incoerenze e astruserie, i 5 stelle godono ancora del consenso popolare, gli errori di Beppe Grillo, i suoi avvitamenti e salti doppi e tripli, non bastano a fargli perdere voti. Ciò è esaltante da un lato, sconfortante dall’altro. Esaltante, perché dimostra quanto la democrazia nel nostro Paese sia in salute, se un terzo dell’elettorato accorda la propria fiducia ad un guitto divenuto leader di un movimento di straccioni populisti. Sconfortante, perché dimostra come la sfiducia nel sistema dei partiti tradizionali, dell’esecrato establishment, da parte degli italiani, sia così profonda, talmente radicata, che dei masanielli qualsiasi vengono incoraggiati e votati, chiunque insomma, meglio dei magnaccia dello status quo. Nella crisi poi, il malcontento cresce e diventa humus per i movimenti demagogici, di protesta e non di proposta. E così avremo ancora a lungo a che fare con gli indignados alla pecoreccia, ossia i grillini e i loro finti salti.

Gennaio 2017

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