Di mestiere faccio il linguista 1. La lingua nel tempo del coronavirus

di Rosario Coluccia

A gennaio, sommerso da troppi impegni di lavoro, avevo chiesto al giornale di poter sospendere per qualche tempo la rubrica, alla quale pure tengo moltissimo. Ero immerso nella scrittura di un libro che tratta della lingua italiana nella maniera che i miei lettori conoscono, collegando i fatti linguistici a quanto accade nella società. Ci ho lavorato molto, spero che quel libro esca presto; voglio discuterne con chi è interessato. Ancora, ero in ritardo con la consegna di articoli e recensioni da tempo promessi ad alcune riviste. Infine, ero impegnatissimo a preparare relazioni per tre diversi congressi, che si sarebbero svolti tra giugno e settembre.

Poi, forse neppure troppo inaspettata, arriva la catastrofe. Irrompe nelle case e nella vita di tutti noi il coronavirus,il terribile virus responsabile dell’infezione di polmonite atipica comparsa improvvisamente lo scorso novembre in Cina meridionale e da lì propagatasi in tutto il mondo. Rivediamo i nostri progetti. Facciamo all’improvviso i conti con cose mai accadute prima, neppure immaginate. Televisione e rete trasmettono immagini fino ad oggi sconosciute, i giornali ne parlano ogni giorno. Blocchi sorvegliati da militari all’ingresso di paesi come Codogno o Vò Euganeo, località di cui prima molti ignoravano perfino l’esistenza; pacchi di generi alimentari poggiati con cautela da parenti e amici sulla linea di demarcazione, destinati a coloro che sono confinati all’interno;  lunghe file ai supermercati e nelle farmacie, con gente a volte munita di mascherine, a volte incurante o indifesa; sequenze di letti d’ospedale, con pazienti inermi e intubati; teorie di bare e di furgoni mortuari  che entrano e escono dagli ospedali. Chiudono scuole e università, chiudono molte fabbriche. La vita di tutti cambia, in maniera forse irreversibile. I sociologi prevedono che niente sarà più come prima. A cominciare da subito, al più presto, nell’interesse generale : #iorestoacasa recita l’hashtag che attori, sportivi e personaggi famosi diffondono dagli schermi e dai microfoni, nella speranza che tutti capiscano.

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