Il Mezzogiorno e l’epidemia di Covid-19

I fallimenti accrescono il già alto tasso di disoccupazione e accentuano i flussi migratori, soprattutto di giovani e soprattutto di giovani con elevato titolo di studio. Ne deriva un ulteriore invecchiamento della popolazione al Sud.  

A ciò occorre aggiungere che i tagli al sistema sanitario hanno prodotto una condizione per la quale è molto più difficile negli ospedali nel Mezzogiorno provvedere alla prevenzione e alla cura del Codiv-19.  

Preoccupa poi l’irreversibilità del fenomeno. Anche nel caso in cui l’epidemia volga al termine nei prossimi mesi, appare difficile ripristinare condizioni di normalità nelle aree più deboli del Paese. I flussi di migrazione giovanile appaiono inarrestabili, così come, per conseguenza, appare inarrestabile l’invecchiamento della popolazione residente nelle regioni meridionali.

Si è dunque in presenza di un circolo vizioso che, in assenza di interventi esterni correttivi, tende ad autoalimentarsi.

Il circolo vizioso è così descrivibile. Uno shock esogeno, il virus Codiv-19 in questo caso, accresce la propensione al risparmio al Sud relativamente più di quanto la accresca al Nord, per effetto della maggiore età media dei residenti al Sud. Ciò determina una più intensa caduta dei consumi al Sud e, data la struttura produttiva delle imprese lì localizzate e data la crescente incertezza, una caduta della produzione e dell’occupazione. La fuga di giovani, soprattutto di giovani con elevato livello di istruzione, accentua il problema.

Ben vengano, a riguardo, politiche finalizzate a irrobustire il servizio sanitario nazionale e ben venga la proposta di un piano di investimenti finanziato con eurobonds: piano del quale, peraltro, si discute da quasi un decennio e che trova la sua realizzabilità solo a condizione che l’Unione europea gestisca il suo esiguo bilancio in modo coordinato.

Ma, in questo caso di emergenza, al Governo occorre chiedere uno sforzo supplementare che consiste nel reperire maggiori risorse per stimolare l’economia meridionale riducendo gli ampi margini di incertezza derivanti dall’epidemia in corso. Occorre frenare, in particolare, l’emorragia di giovani e contrastare l’invecchiamento dei residenti. Si potrebbe pensare, a tal fine, a un piano straordinario di rientro degli emigrati, basato sull’ampliamento del perimetro della pubblica amministrazione.

Attualmente, la pubblica amministrazione italiana occupa il 14% dei lavoratori italiani ed è la più sottodimensionata nella media dei Paesi europei. Lo sblocco delle assunzioni potrebbe incentivare i rientri e invertire il circolo vizioso di invecchiamento della popolazione e caduta della domanda interna prevalentemente al Sud. Ne trarrebbe giovamento anche il settore privato, dal momento che gli investimenti privati possono attivarsi a condizione di avere sostegno da parte di una pubblica amministrazione efficiente.

                                                                           [“Il Sole 24 ore” del 19 marzo 2020]

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