Piazza Italia 3. Per Claudia

di Paolo Vincenti

“Non vive ei forse anche sotterra, quando

gli sarà muta l’armonia del giorno,

se può destarla con soavi cure

nella mente de’ suoi? Celeste è questa

corrispondenza d’amorosi sensi”

(“I Sepolcri” – Ugo Foscolo)

Claudia Petracca è volata via leggera come ha vissuto. Era una presenza discreta nella vita dei suoi amici, costante ma defilata, stava sempre un passo indietro. Però se la cercavi, se chiedevi un consiglio, lei c’era. Era tenace, caparbia, determinata, nonostante la dolcezza dei modi che al primo approccio poteva esser scambiata per timidezza. Aveva fatto studi classici e questo emergeva dalla puntigliosità e dai tempi lunghi con cui licenziava ogni suo scritto. Emergeva inoltre dalla maniacale attenzione alla forma.  Poetessa, scrittrice, operatrice culturale. Amava la letteratura italiana del Novecento ma aveva una predilezione per Wislawa Szymborska sulla quale progettava di scrivere un saggio. Amava la musica d’autore, la gente semplice, la spontaneità degli affetti, amava la sua terra e più di tutto la sua città. 

Ho conosciuto Claudia Petracca con il libro Pietre, il suo primo romanzo, che racconta la storia di una giovane donna del nord Italia giunta in vacanza a Lecce. Ed è proprio la città barocca al centro della narrazione, con le sue pietre che raccontano una storia antica. In particolare, quel centro storico dove Claudia è nata e cresciuta e dove lei ritrovava le proprie radici. Il suo secondo romanzo, Un volo sulla cenere, racconta una storia ambientata fra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento. Sofia e Giacomo, i protagonisti del libro, vivono la drammaticità delle persecuzioni razziali durante il regime nazi -fascista  e i personaggi sono ben studiati e le loro psicologie ben delineate. Dalla narrazione, emerge una interiorità devota ai particolari, attenta a cogliere i minimi dettagli, insieme ai momenti rivelatori della coscienza. La scrittura si presenta piana e regolare, una prosa intensa e poetica. Il romanzo fu finalista al Premio Nabokov 2014. Per questo libro, Claudia mi chiese di comporre la prefazione, ed io cercai di delineare nel mio scritto gli elementi di forza del libro, che si caratterizza come un romanzo storico, e la profondità dello scandaglio psicologico, oltre alla capacità affabulatoria dell’autrice. Da quel momento, la nostra collaborazione si intensificò. Avevo letto delle poesie di Claudia che trovavo davvero belle, raffinate, semplici e complesse ad un tempo. Così la spronai a pubblicarle. Il pretesto mi fu offerto dalla rivista letteraria “La Fornace”, che muoveva i primi passi in quel tempo, fondata da un gruppo di amici operatori culturali galatinesi.

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