Il Vecchio e l’Ombra. La visita

Ben due volte caduta in grave coma,

il tunnel vide,

ma non s’è inoltrata,

poiché ignote parvenze o pur reali

l’hanno santamente rinviata.

Pina porta triste novella

proprio di quella

senza dubbio bella:

Rosi, diciassettenne fresca

che al giovin professor

tese un’abil esca,

in matta ormai cangiata,

alla buona sorella sta affidata.

Al vecchio il labbro trema

ricordando a Vira originale tema.

Lei ride: “Professore mio,

allor dicesti ch’era uno schifìo.

E, magari un po’ distratto,

m’affibbiasti un arcirosso quattro”.

Affettuose chiedono la firma

al vecchio vecchio professore,

or un tantin noto scrittore.

Egli gentil la pone.

Quando se ne vanno,

stanco, emozionato,

sul tardi nel sonno

è sprofondato.

“Peccato, -osserva Pina

il giorno dopo-

potevamo almen fare una foto”.

“Meglio, -risponde il vecchio-

è stata una salvezza,

per non vedermi

ridotto una schifezza!”

[“Presenza Taurisanese”, n. 8-9 / Agosto-Settembre 2014, p. 7]

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