Ignari di tutto

Impossibile non riconoscere nei racconti di Balsarin l’impronta della terra, di quella terra che è la stessa degli uomini e delle donne che ad essa appartengono. Impossibile non dire che là, dove quella terra diventa il lievito madre della sua scrittura, la narrazione si arricchisce di pathos e assume un significato intimo, profondo e identitario. (…) Entra Mario, un figlio di questa terra friulana. Urla un saluto scontroso, quasi a voler rispondere all’appello giornaliero dell’umanità. Ansima, con il fiato corto e la fronte grondante. Le gocce di sudore sono fredde, come i nostri inverni, dove il gelo indurisce la terra e non permette ai vivi di seppellire i morti. Allora i solai delle case si trasformano in purgatorio, con le bare nascoste nell’angolo più oscuro. Pochi metri sotto, lo sconforto righerà di lacrime le guance di chi ancora respira.

Impossibile non ritrovarsi in quelle tante domande che accompagnano l’epilogo di un’esistenza. Domande che travolgono dolorosamente quando quella vita che è stata è la vita del padre. Un racconto questo – Ignari di tutto che dà il titolo al libro – che deborda dai suoi confini ed è capace di mettersi in relazione con molte altre storie che parlano di altri padri e anche di noi, chiunque noi siamo. Vuoti incolmabili che ci pongono davanti allo specchio di noi stessi: cosa abbiamo fatto nella nostra vita, cosa che ci possa dire di averla vissuta? Quale la ragione esistenziale che ci guida? (…) Da ultimo un tarlo, una domanda ci frullerà eternamente nella testa: abbiamo fatto qualcosa nella vita? Intendo dire qualcosa d’importante, di veramente appagante. Oppure abbiamo vagato frettolosi, miopi, inconsapevoli e Ignari di tutto?

Roberto Balsarin è nato e vive a Spilimbergo (Pordenone). Dopo aver vinto la quinta edizione del Premio letterario Giovane Holden, nel 2012 esordisce con la raccolta di racconti Ricomincio a fumare (Giovane Holden Edizioni). Nel 2014 pubblica il romanzo breve Ombre di cuoio (Arpeggio Libero)

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