Banchi 8. Di scuola e di incendio

di Dario Falconi 

Come si fa a parlare di scuola?

Se ne è parlato talmente tanto che il tacere sarebbe la risposta più esteticamente accettabile.

Come si fa a non parlare di scuola?

Se ne è parlato talmente tanto che il parlarne ancora sarebbe la risposta più eticamente accettabile.

Forse è proprio il logos che stanca, il logos e basta intendo, questo tipo umano che sa solo parlare, questa bolla di parole nevrotizzante, l’incubo panottico d’una perpetua conferenza stampa.

C’è chi parla, chi fa domande, chi scrive dell’incendio, appuntamento al giorno dopo.

E così via, l’incendio sempre più inarrestabile, fino all’ultimo. Bruceranno gli studi televisivi, bruceremo tutti in diretta Facebook, per un paio d’ore risuoneranno le notifiche dai nostri smartphone, lugubre tintinnio, saranno le nostre campane a morto.

L’incendio ecco, può essere un primo livello del discorso, dal quale partire o ricominciare: questo tempo-limite che soffia sul collo, tutto divorante, ambiente, politica, lavoro, società, economia, sembra quasi di sentire il sibilo del novecento risucchiato a velocità vorticose dallo scarico della storia.

Questa voce è stata pubblicata in Banchi, a cura di Michele Ruele, Scolastica, Zibaldoni e altre meraviglie, a cura di Enrico De Vivo e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

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