Di mestiere faccio il linguista 25. Gerhard Rohlfs e i dialetti salentini

di Rosario Coluccia

I lettori spesso scrivono, propongono questioni interessanti. Questa settimana e la prossima rispondiamo a due lettere da poco recapitate alla segreteria di Nuovo Quotidiano..

Il prof. Antonio Schiavano scrive: «Buon pomeriggio. Se fosse possibile, chiederei al Prof. il significato dell’espressione dialettale sud salento “te fazzu a ciommu”… Mi interesserebbe saperne di più, se, come credo, per esempio, venga dall’espressione evangelica: ti faccio come l’“Ecce Homo”, cioè come Gesù quando, dopo la fustigazione, fu presentato al popolo e ai Sommi Sacerdoti e Pilato disse: “Ecco l’uomo”. Quindi, come per dire “te spriculu te mazzate” 🙂 È così???».

Il prof. Schiavano scrive in forma vivace, arricchisce la sua prosa con i tratti che simboleggiano il linguaggio muto delle emoticon e con ripetuti punti interrogativi finali. Glossa l’espressione dialettale “te fazzu a ciommu” con una di significato abbastanza vicino “te spriculu te mazzate” (cioè, traducendo per i lettori non salentini, ‘ti riempio di botte’, ‘ti riduco in frantumi a forza di botte’, più o meno). La consultazione dei vocabolari giusti può aiutare a rispondere al quesito del prof. Schiavano. In questo il Salento si trova in una condizione fortunata, possiede fin dagli anni Sessanta del Novecento un’opera di assoluto rilievo scientifico, il «Vocabolario dei Dialetti Salentini» (VDS) di Gerhard Rohlfs, pubblicato in tre volumi a Monaco nel 1956-1961, poi ristampato dall’editore Congedo di Galatina nel 1976. 

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