Manco p’a capa 22. Recovery Fund: competizione o cooperazione?

di Ferdinando Boero

In natura vigono due tipi di relazione tra individui della stessa specie: competizione o cooperazione. Le due modalità non sono mutualmente esclusive e i due estremi sono uniti da moltissime sfumature. La competizione entra in gioco quando le risorse sono limitate, non accessibili a tutti: partner con cui accoppiarsi, oppure territorio da cui trarre il cibo. La cooperazione avviene soprattutto in animali sociali che si uniscono per aumentare l’efficienza dei singoli attraverso azioni congiunte. Nei leoni le femmine cooperano nella caccia e i maschi competono per fecondare le femmine. 

La nostra specie non fa eccezione, ma più in grande! come dice la pubblicità di un brodo. Gli stati sono porzioni di territorio da cui le popolazioni traggono risorse, e le guerre sono finalizzate a conquistare le risorse di altri stati. La competizione interna agli stati mira a risorse che, in teoria, si dovrebbero spartire tra i membri del gruppo (il popolo). La nostra storia, e anche quella degli altri viventi, è fatta di conflitti tra gruppi con diversi interessi. Darwin la chiamò la lotta per l’esistenza.

Ora siamo pronti per capire la crisi di governo, da tutti dipinta come inspiegabile. La risorsa per cui si compete è la più grande mai vista in una sola volta nella storia del nostro paese: 220 miliardi di euro. Visto che non riusciamo a spendere quello che ci arriva dall’Unione Europea con i fondi dedicati alle aree più svantaggiate (l’Obiettivo 1 che copre di denaro le regioni del sud) dubito che riusciremo a spendere tutti quei soldi. Ma questa è un’altra storia. Giuseppe Conte, con questo governo, ha convinto l’Europa che siamo un paese affidabile e che quei fondi saranno usati in modo adeguato. Se al governo ci fosse stato Salvini non ci avrebbero preso in alcuna considerazione: Ursula von der Leyen è stata eletta con i voti determinanti del M5S, la nostra destra ha votato contro. Non ci vuole Einstein per capire lo scenario. Conte vuole spendere quei soldi secondo regole che sono comunque condizionate da gruppi di pressione. Ho già denunciato che il gruppo di pressione che fa gli interessi della natura non esiste, e che la natura non sia presente nel PNRR, ma questa è di nuovo un’altra storia. 

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