Interculturalismo, ovvero il dialogo delle religioni

di Gianluca Virgilio

Nella collana Pontos dell’Istituto di Culture mediterranee della Provincia di Lecce, fondata e diretta da Gino Pisanò, col numero VI, è stato pubblicato il massiccio volume di Roberto Muci, L’Italia e l’Islam con sottotitoli: Profilo storico e teologico. Possibilità di dialogo interreligioso. Problematiche dei flussi migratoriPresentazione di Maria Rosaria De Lumé, Prefazione di Gino Pisanò, Congedo Editore, Galatina, 2009, pp. 429.

Il volume è diviso in tre parti: nella prima, intitolata Necessità di conoscere l’Islam (pp. 23-114), l’autore racconta l’aspetto storico e teologico dell’Islam, nella convinzione che la conoscenza reciproca sia il primo passo verso la fine di ogni spirito di contrapposizione: “Il rapporto tra culture – scrive Muci nell’Introduzione – richiede in primo luogo la conoscenza perché più conosciamo, più si va oltre la contrapposizione intellettualmente povera e umanamente pericolosa; ma la conoscenza da sola non basta” (p. 20). Di qui, la seconda parte del libro, Possibilità di dialogo tra Cristianesimo e Islam (pp. 115-234), nella quale l’autore individua l’unica chance di superare le reciproche incomprensioni: il dialogo interreligioso. Muci ripercorre i rapporti tra le due religioni monoteistiche a partire dal Medioevo fino ai nostri giorni, fino a quella svolta epocale costituita dal Concilio Vaticano II, nel quale per la prima volta, in coincidenza con il processo di decolonizzazione, Giovanni XXIII dà espressione all’esigenza di dialogo interreligioso. “Fino a qualche decennio prima, la constatazione che due terzi della popolazione mondiale professavano religioni non cristiane non intaccava la coscienza di un mondo cristiano, che considerava le culture del mondo coloniale inferiori e irrimediabilmente destinate a scomparire” (p. 188). Da quel tempo data, dunque, l’avvio di un dialogo tra le tre religioni monoteiste: cristianesimo, ebraismo e islamismo; dialogo che si è venuto via via intensificando con Paolo VI e con Giovanni Paolo II, il papa viaggiatore, per il quale valeva lo spirito di Assisi, così riassumibile: “riunire i credenti ponendo l’accento sulla preghiera per la pace” (p. 212); fino al papa Benedetto XVI, che, in continuità col suo predecessore, rinnova la volontà della Chiesa di mantenere sempre aperto il dialogo tra le religioni.

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