Manco p’a capa 65. Insostenibilità ambientale: non bastano le tattiche, ci vuole una strategia

di Ferdinando Boero

Il cambiamento globale causa eventi meteorologici estremi. Estati sempre più calde, autunni sempre più piovosi, inverni sempre più freddi, almeno a certe latitudini.

L’Australia e la California sono state soggette a disastrosi incendi estivi, e ora tocca a noi. Le temperature superano facilmente i quaranta gradi, la vegetazione è inaridita, secca, e basta un nonnulla per scatenare l’inferno.

Questo grande caldo porta a grande evaporazione marina, ed è probabile che tutta l’acqua salita al cielo sotto forma di vapore torni giù in modo catastrofico. Dopo gli incendi potrebbero arrivare le alluvioni. Anzi, stanno già arrivando e mietono vittime, come in Alto Adige.

Dopo decenni di avvertimenti sulla situazione del clima, ecco arrivare le conseguenze di un modello di sviluppo basato sulla combustione: siamo una specie che brucia combustibili a base di carbonio, consumando ossigeno e producendo anidride carbonica. Per farlo consumiamo ossigeno e produciamo anidride carbonica. Abbiamo trasformato le foreste in terreni agricoli, distruggendo i sistemi di mitigazione (gli alberi) che consumano anidride carbonica e producono ossigeno. I prodotti dell’agricoltura (a base di carbonio) sono “bruciati” dal nostro metabolismo corporeo che, come tutti sanno, consuma ossigeno e produce anidride carbonica. Lo stesso fa il nostro “metabolismo economico”.

Qualcuno, ancora oggi, dice che non ci possiamo permettere la sostenibilità perché “costa troppo”. Ma quali sono i costi dei disastri che ci colpiscono come conseguenze del modello di sviluppo che stiamo pervicacemente perseguendo?

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