Un narratore pugliese del Novecento: Salvatore Paolo

di Antonio Lucio Giannone

Salvatore Paolo (1920-1976)

            Salvatore Paolo rappresenta un “caso” davvero unico nel panorama letterario salentino, e forse meridionale, del Novecento. In vita, com’è noto, riuscì a pubblicare soltanto un romanzo, Il canale[1], e I millepiedi e altri animali[2], “una raccolta di favole di animali”, come lui  stesso la definì, oltre a qualche racconto. Ma ha scritto numerose opere rimaste inedite non perché non fossero degne di essere pubblicate, bensì a causa dei meccanismi editoriali basati su logiche quasi esclusivamente commerciali, perché esse cioè non erano considerate facilmente vendibili, di consumo. Infatti i romanzi che Paolo inviava regolarmente a editori e critici erano quasi sempre apprezzati, sia pure a volte con qualche riserva, come vedremo nel corso di questa relazione.

            Ma Paolo è un caso unico anche perché nella seconda metà del Novecento salentino si può considerare l’unico vero romanziere, accanto a tanti (troppi forse) poeti. Gli altri narratori di Terra d’Otranto del secolo ormai trascorso, operanti in loco, hanno scritto prevalentemente racconti, prose, reportage o, al massimo, un solo romanzo. Ricordo, ad esempio, Rina Durante con La malapianta, Salvatore Bruno con L’allenatore, Giovanni Bernardini con Il profumo dei gelsomini, mentre un caso a parte è il romanzo giovanile rimasto inedito in vita di Vittorio Bodini, Il fiore dell’amicizia. E qui ovviamente ho fatto i nomi dei più rappresentativi esponenti della nostra cultura letteraria.

            Per questo è quanto mai importante fare conoscere  l’opera di Paolo in un quadro più ampio di recupero  e valorizzazione anche in sede scolastica dei nostri migliori scrittori, in modo che gli studenti salentini, medi e universitari, conoscano anche, accanto ai grandi nomi della letteratura nazionale, poeti e narratori della loro terra, quasi sempre assenti da manuali, storie letterarie, antologie scolastiche. Questo ovviamente, precisiamolo subito, non vuole essere un discorso di carattere  campanilistico e provincialistico, non tende cioè a rivendicare le grandezze di glorie o gloriuzze locali, ma è invece un discorso di tipo metodologico, cioè un invito a studiare la letteratura di una regione periferica come il Salento in maniera critica, senza farne l’apologia, e mettendola sempre  in rapporto  con la cultura nazionale, secondo una prospettiva policentrica dello svolgimento della letteratura italiana.

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