Il ‘primo tempo’ della poesia di Cristianziano Serricchio

di Antonio Lucio Giannone

Nel mio intervento prenderò in esame la produzione poetica degli anni Cinquanta di Cristianziano Serricchio (Monte Sant’Angelo, 20 giugno 1922 – Manfredonia, 1 settembre2012) che comprende tre raccolte o, per meglio dire, due raccolte e una plaquette, una sorta di appendice alle altre due, ed esattamente: Nubilo et sereno[1], L’ora del tempo[2] e Fiori sulle pietre[3]. Queste raccolte costituiscono una sorta di ‘primo tempo’ della poesia di Serricchio per via della loro omogeneità tematica e stilistica e ci permettono di conoscere meglio la sua formazione, i modelli ai quali guardava il giovane poeta al suo esordio.

                Egli dunque pubblica il suo primo libro di versi nel 1950, qualche anno dopo la fine della seconda guerra mondiale, in un periodo nel quale in Italia, in campo poetico, si era creata una netta contrapposizione tra il post-ermetismo e il neorealismo. Da un lato, cioè, c’erano i poeti che riprendevano i moduli raffinati, preziosi, analogici della poesia ermetica nata negli anni Trenta, accusata in quegli anni di essere avulsa dal reale, e dall’altra, invece, quelli che cercavano di documentare e, a volte, denunciare i problemi concreti dell’Italia di allora con un linguaggio più aperto e comunicativo. Una sorta di «terza via» avevano scelto di percorrere alcuni poeti di origine meridionale (Salvatore Quasimodo, Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Vittorio Bodini), i quali, dopo essersi formati al tempo dell’ermetismo e aver dato contributi di rilievo a quella corrente, nel dopoguerra si erano aperti al reale senza però appiattirsi, come i neorealisti, sulla cronaca, sul documento, ma conservando le caratteristiche tipiche della lirica novecentesca. Essi scoprono la loro terra, il Sud, che per la prima volta entra a far parte della geografia poetica italiana e, accanto ad esso, alcuni temi caratteristici della società e della cultura meridionale, come la famiglia, il paesaggio, le tradizioni tipiche[4].

                Per quanto riguarda la Puglia, la regione di Serricchio, a Lucugnano, una piccola frazione di Tricase, in provincia di Lecce, operava anche un poeta più anziano, Girolamo Comi, che nel 1948 aveva dato vita all’Accademia salentina e l’anno dopo, nel ’49, alla rivista «L’Albero». Ecco, Serricchio, al suo esordio, prende come punti principali di riferimento i cosiddetti ermetici meridionali che trattavano temi a lui familiari e legati a un territorio comune  e Comi che invece dava l’esempio di una poesia cosmica, metastorica, fondata sul rapporto tra l’io e l’universo. Nel poeta di Monte S. Angelo mancano completamente invece i temi civili, tipici dei neorealisti, i riferimenti alla realtà politica, sociale di quegli anni, ai problemi del Sud, presenti, ad esempio nel lucano Rocco Scotellaro, di un anno più giovane di lui.

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