Manco p’a capa 94. La legge Salvamare

di Ferdinando Boero

Il nome della legge Salvamare, appena approvata dal Parlamento, dice che il mare va salvato. Salvato da cosa? Salvato da noi!
Con i suoi ottomila chilometri di coste, e la biodiversità più ricca rispetto a tutti gli altri paesi dell’Unione Europea, l’Italia dovrebbe avere una fortissima vocazione marina. Se dobbiamo salvare il mare, però, è ovvio che il nostro comportamento, fino ad ora, non è stato rispettoso del patrimonio naturale del nostro paese.. Ora ci siamo accorti che il mare va salvato.
Dal mare traiamo risorse alimentari, lo usiamo come via di comunicazione, e ne usufruiamo durante le nostre vacanze. Il turismo balneare è una componente importante del nostro Prodotto Interno Lordo, grazie alla qualità delle nostre coste. Per usufruire della risorsa mare abbiamo costruito porti e porticcioli, e infrastrutture recettive costiere con l’intento di ricavare guadagni economici dalle risorse naturali. Abbiamo sviluppato la pesca industriale e l’acquacoltura per estrarre risorse alimentari di origine marina. Oltre ad “estrarre”, però, immettiamo: molto di quello che produciamo a terra arriva al mare attraverso i fiumi e il dilavamento sul terreno. I reflui urbani e industriali hanno il mare come destinazione ultima, per non parlare dei fertilizzanti e dei pesticidi di origine agricola. Anche la spazzatura finisce in parte nell’ambiente marino, e di questo si occupa la Salvamare. La plastica che sta caratterizzando sempre di più le nostre acque, sia come macroplastiche, visibili a tutti, sia come microplastiche, invisibili ma ben più pervasive, ha origine a terra. I pescatori, soprattutto con la pesca a strascico, tirano a bordo ingenti quantità di rifiuti solidi, in gran parte a base di plastica.

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