L’editoria letteraria nel Salento nel Novecento: le edizioni delle riviste

            Ma passiamo ora al nostro argomento. Il fenomeno delle edizioni legate alle riviste letterarie si sviluppa in special modo nel Salento a partire dagli anni Cinquanta del secolo appena trascorso ed è un’ulteriore conferma dell’elevato livello a cui è giunta la civiltà letteraria in questa parte della Puglia. Com’è noto, il Novecento è ricco di collane e di edizioni che nascono da riviste letterarie e che di esse vogliono essere in un certo senso un prolungamento attuato attraverso la pubblicazione di opere intere dei collaboratori o comunque rientranti nei programmi di questi periodici. Il fenomeno nasce già nei primi anni del secolo. Basti pensare alle Edizioni di “Poesia”, la rivista d’ispirazione simbolista fondata e diretta da F. T. Marinetti dal 1905 al 1909. Le Edizioni di “Poesia”  diverranno nel 1910 Edizioni futuriste di “Poesia”, la collana ufficiale del movimento futurista, nella quale usciranno i libri più famosi e innovativi, dello stesso Marinetti, di Palazzeschi, Buzzi, Govoni, Cangiullo e tanti altri, e che andrà avanti fino ai primi anni Quaranta. Sempre nel primo Novecento, a Firenze, nascono le Edizioni della “Voce”, con opere di Papini, Soffici, Jahier, Rebora, Sbarbaro e altri, le Edizioni di “Lacerba”, ancora con Papini e Soffici, e poi ancora le Edizioni dell’ “Italia futurista”, con testi di Maria Ginanni, direttrice della collana, Antonio Bruno, Emilio Settimelli e altri. Ma anche in Puglia, negli stessi anni, abbiamo analoghe esperienze, come i famosi Quaderni della “Critica” legati alla rivista di Benedetto Croce e l’attività, ancora poco nota purtroppo, svolta dalla Casa editrice “Humanitas”,  emanazione del periodico barese fondato e diretto da Piero Delfino Pesce nel 1911, che svolse un’efficace azione di divulgazione dei movimenti letterari e artistici d’avanguardia e che meriterebbe una maggiore attenzione da parte degli studiosi. Nei decenni successivi poi quasi tutte le maggiori riviste letterarie italiane saranno affiancate da collane legate ad esse: le Edizioni della “Ronda”, del “Selvaggio”, dell’ “Italiano”,  quelle famose di “Solaria”, con opere di Vittorini, Gadda, Quasimodo, Loria e Bonsanti, e ancora le Edizioni del “Frontespizio”, di “Letteratura”, di “Circoli”,  di “Corrente”, ecc.

            Si tratta insomma di una tradizione illustre del Novecento letterario che nel Salento nasce, come s’è detto, negli anni Cinquanta, in una stagione irripetibile della cultura salentina, allorché vengono pubblicate ben quattro riviste di notevole rilievo: “L’Albero” di Girolamo Comi, “L’esperienza poetica” di Vittorio Bodini, “Il Critone” di Vittorio Pagano e “Il campo” di Francesco Lala, Giovanni Bernardini e Nicola Carducci[1]. La prima di queste esperienze è rappresentata dalle Edizioni dell’ “Albero” di  Comi, che nascono nel 1953.  Nel 1949 il poeta aveva fondato a Lucugnano appunto la rivista “L’Albero”, bollettino dell’Accademia Salentina, che andò avanti fino al 1966 per complessivi tredici fascicoli. Questa rivista, com’è noto, ha caratteristiche tutte particolari che le conferiscono un posto a sé stante nel panorama letterario del Novecento. Si pensi che, nata in piena stagione neorealista, andò decisamente controcorrente, preferendo occuparsi di problemi esistenziali e latamente religiosi, oltre che specificamente letterari e artistici, piuttosto che di quelli politico-sociali, come era consuetudine dei periodici del tempo. Tra i suoi collaboratori figurano alcuni degli esponenti più noti della cultura letteraria e artistica novecentesca, alcuni dei quali erano anche membri dell’Accademia Salentina: Oreste Macrì, Luciano Anceschi, Maria Corti, Mario Marti, Michele Pierri, Rosario Assunto, Carlo Betocchi, Giorgio Vigolo, Gianna Manzini, Diego Valeri,  Giorgio Caproni, Luigi Fallacara, Vittorio Pagano, Nicola G. De Donno, Vittorio Bodini, Luciano De Rosa, i pittori Vincenzo Ciardo e Ferruccio Ferrazzi e altri ancora. 

            La fondazione della Casa editrice dell’ “Albero”  venne dopo un altro tentativo imprenditoriale fallito da parte di Comi, la costruzione di un oleificio. La situazione finanziaria del poeta era già piuttosto precaria. Egli aveva venduto tutti i suoi averi e possedeva ormai unicamente il palazzo avito di Lucugnano. Ciononostante intraprese quest’altra iniziativa, per cui non era assolutamente tagliato, con grande coraggio e generosità. Il primo titolo ad uscire, nel 1953 appunto, fu Letture poetiche del Pascoli di Arturo Onofri, con una prefazione di Emilio Cecchi. Questa scelta non era casuale ovviamente. Comi era stato legato a Onofri da un antico sodalizio interrotto solo dalla morte del poeta romano, avvenuta nel 1928, e il libro voleva essere un omaggio alla sua memoria in un periodo in cui le tendenze orfiche, spiritualistiche, esoteriche che caratterizzavano queste due esperienze poetiche  non avevano certo molta fortuna in Italia. Tra i volumi in corso di stampa, annunciati sul n. 17-18 dell’ “Albero”, nel dicembre 1953, figuravano inoltre un’antologia della poesia del Novecento, “da Pascoli in poi”, e un’antologia del sonetto europeo, “dalle origini ai nostri giorni”, mentre in preparazione erano annunciati un’Antologia dei poeti dialettali di Terra d’Otranto, a cura di Comi e Pagano, e altri titoli come Il Romanico nell’architettura salentina di Roberto Pane, Scavi linguistici nella Magna Grecia di Gerhard Rohlfs e I due anni delle celebrazioni salentine, a cura di Teodoro Pellegrino (raccolta di tutti gli atti e le relazioni relative a questa manifestazione svoltasi nel 1952-‘53), l’unico, tra tutti questi, poi effettivamente pubblicato.

            Nelle Edizioni dell’ “Albero”, dopo il libro di Onofri, apparvero invece I due volti della Germania di Giovanni Necco, uno studio della letteratura tedesca prima e dopo la seconda guerra mondiale e due opere di Comi, Spirito d’armonia (1912-1952)  nel 1954 e Canto per Eva nel 1958. Il primo era una scelta della produzione poetica comiana sviluppatasi nell’arco di circa quarant’anni fatta dall’autore stesso. Il libro doveva uscire nella collezione mondadoriana dello “Specchio” e ad esso venne assegnato quello stesso anno il premio “Chianciano” di poesia. Il secondo, che è invece un singolare canzoniere d’amore composto in quel periodo, ha una storia redazionale particolare: nel 1954 vide la luce Piccolo idillio per piccola orchestra, la prima sezione di quest’opera, una plaquette tirata in soli ventiquattro esemplari numerati fuori commercio, secondo una antica abitudine di Comi; nel 1955 Canto per Eva, che comprende la prima e la seconda sezione; nel ‘58 infine l’opera nella sua integralità, composta da quattro sezioni.

            Sempre nelle Edizioni dell’ “Albero” escono altri libri di un certo rilievo. Nel 1957 viene pubblicata l’Antologia dei poeti maledetti, che comprende testi  di Nerval Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Corbière, Mallarmé e Rollinat, con le versioni metriche di Vittorio Pagano, forse il capolavoro dello scrittore leccese insieme con la traduzione della Chanson de Roland e di Villon. Sempre nel 1957 e nel ‘58 escono invece due antologie di riviste letterarie novecentesche: l’Antologia del “Leonardo”, a cura di Carlo Ballerini, con una prefazione di Carlo Bo e l’Antologia del “900”, a cura di Enrico Falqui. Nel progetto editoriale era prevista anche l’uscita dell’Antologia del “Frontespizio”,  affidata alle cure di Carlo Betocchi, che però non vide la luce. Qualche anno dopo un’antologia di questa rivista uscì presso l’editore Landi di Firenze a cura di Luigi Fallacara, in una collana specificamente dedicata alle riviste letterarie e artistiche del Novecento diretta da Oreste Macrì. Ma questa, in effetti, era la prima volta che si pensava un’organica pubblicazione di antologie dei periodici, letterari e non solo, del primo cinquantennio del Novecento, idea che oltre che da Landi venne ripresa da altre case editrici e anche dalla stessa Einaudi, com’è noto. Comunque le due antologie apparse nelle Edizioni dell’ “Albero” sono ancora oggi strumenti utilissimi di consultazione anche perché sono  le sole esistenti su queste due riviste.

            Nelle Edizioni dell’ “Albero”, inoltre, figurava pure una collana di poesia dal titolo “La Misura del Tempo”, diretta da Vittorio Pagano, nella quale videro la luce tre volumetti di Elsa Raimondi, Ugo Gallo e Cristanziano Serricchio.

            Nell’ultimo anno di vita di queste Edizioni, il 1958, prende il via una nuova collana legata a un’altra rivista salentina, “Il “Critone”. Questa in realtà, com’è noto, era una rivista di studi giuridici, fondata a Lecce da Tommaso Santoro e Cesare Massa nell’aprile del 1956. Dal giugno di quell’anno però nacque un supplemento letterario affidato a Vittorio Pagano, che in un certo senso prende il testimone proprio da Comi anche in questo tipo di iniziativa. Pagano ristabilisce il legame culturale tra Lecce e Firenze, nato ai tempi della “terza pagina” di “Vedetta Mediterranea”, redatta da Vittorio Bodini e Oreste Macrì, e dà al supplemento una chiara impronta postermetica, anche se non mancano presenze di tipo diverso. Esso è affiancato dunque da una collana, i Quaderni del “Critone”, di cui apparvero in tutto diciotto titoli dal 1958 al 1967. Si trattava di graziosi volumetti in ventiquattresimo con una illustrazione in copertina del pittore leccese Lino Suppressa, tirati in poche centinaia di esemplari numerati, da duecento a  cinquecento copie, al massimo.

            Iniziò proprio Pagano, che ovviamente era il curatore della collana, nel 1958 con una traduzione di Tristan Corbière, intitolata Da “Gli amori gialli”. Successivamente pubblicò anche altre versioni da poeti francesi medievali, in Francese antico (1958), in Amore e morte di Tristano e Isotta e in Il miracolo di Teofilo di Rutebeuf (1962), ma anche una raccolta di sue poesie, Calligrafia astronautica (1958). Anche Macrì pubblica una traduzione con commento, precisamente il Riepilogo del “Cimitero Marino” di Paul Valéry (1958). Ma gli altri titoli sono tutte opere originali di poesia e di prosa di alcuni tra gli autori più affermati della letteratura novecentesca, nonché collaboratori del “Critone”. Escono, ad esempio, raccolte dei principali poeti ermetici o vicini all’ermetismo, che però avevano adeguato la loro lirica ai tempi mutati: La noia della natura (1958) di Alessandro Parronchi, Il vetturale di Cosenza (1959) di Carlo Betocchi, La madre e la morte (1959) di Alfonso Gatto, Il di più della vita (1961) di Luigi Fallacara. Ma appaiono anche opere di esponenti più giovani dell’ambiente letterario fiorentino, che poi si schiereranno nelle file della neoavanguardia: Versi fattuali (1962) di Sergio Salvi  e Come stanno le cose (1959) di Lamberto Pignotti.

            Non ci sono solo poesie però nei Quaderni. Anche la prosa, creativa e critica, è degnamente rappresentata, anche qui, da scrittori di primo piano nel panorama novecentesco, come Romano Bilenchi, con Una città (1958), Piero Bigongiari, con Il caso e il caos (1961),  Graziana Pentich, con Una patria da trovare (Racconti) (1961), Mario Luzi, con Trame (1963). Non mancano nemmeno alcuni esponenti locali, tra i più rappresentativi, come un giovane Ercole Ugo D’Andrea, di cui vide la luce la prima raccolta poetica, Rosario di stagioni (1964) e Giovanni Bernardini, di cui apparve un delicato racconto, La neve (1965). L’ultimo titolo della collana è ancora di un salentino, Nicolangelo Barletti, I colori del bianco (1967).

            Oltre ai Quaderni del “Critone”, uscirono anche alcuni titoli con la sigla Edizioni del “Critone”. Tra questi, si segnalano alcune opere dello stesso Pagano: I privilegi del povero, un elegante cofanetto che in quattro volumetti (Mitologia del Sud, In un astro crudele, Trobar concluso e Residui di un album di guerra) comprende la sua intera produzione poetica dal 1939 al 1959 e il poemetto Morte per mistero (1963), una delle composizioni  più ardue del poeta leccese.

            Ma se queste sono le esperienze più significative di editoria letteraria legata alle riviste, che spiccano nel panorama non solo pugliese ma nazionale del Novecento, bisogna segnalare anche altre iniziative più recenti che si collocano, è bene dirlo subito, in un ambito più circoscritto e limitato ma confermano pur sempre una particolare predisposizione del Salento alla creazione letteraria. Mi riferisco a due collane intitolate Quaderni del “Pensionante” e Quaderni dell’ “incantiere”, le quali affiancavano due fogli letterari, il “Pensionante de’ Saraceni” e “l’incantiere” appunto[2]. Il “Pensionante de’ Saraceni” era un periodico fondato e diretto da Antonio Verri in due serie distinte: la prima come “foglio di poesia e letteratura”, che andò avanti per complessivi tredici numeri dal 1982 all’84; la seconda, come “rivista di letteratura”, che ebbe vita per altri cinque fascicoli dal 1985 all’86. Quella di Verri è una figura ancora tutta da studiare e valutare criticamente e obiettivamente al di là della pietas  che ispira la sua vicenda umana e soprattutto al di là di certe mitizzazioni degli amici. Pubblicò raccolte poetiche, romanzi sperimentali e un’ opera di tipo teatrale. Un aspetto della sua attività è costituito proprio da quella di organizzatore culturale: fondò e diresse vari fogli e riviste e diede vita appunto a collane legate alle sue iniziative.

            Una di questa è, come s’è detto, i Quaderni del “Pensionante”, nella quale videro la luce raccolte poetiche di collaboratori del “Pensionante de’ Saraceni”, il secondo periodico di Verri, dopo “Caffè Greco”. Col “Pensionante”, un foglio di color giallo paglierino, a volte più chiaro a volte meno, formato quotidiano, Verri  era riuscito ad ampliare notevolmente numero e qualità dei collaboratori, grazie alla fitta rete di rapporti che era riuscito a stabilire. Nella collana (1983-1987) vennero dunque pubblicate le opere di alcuni di questi collaboratori, in massima parte salentini, come, fra gli altri, Forse ci siamo (1983) di Salvatore Toma, con una presentazione di Oreste Macrì, Il pane sotto la neve (1983) dello stesso Verri, Folstizio (1984) di Carlo Alberto Augieri. Ma non mancano nemmeno testi di autori stranieri, come  Martin Andrade e Liman Horia. In tutto, nella collana Quaderni del “Pensionante” apparvero venti titoli, compresi però anche due libri di testi e studi della Grecìa salentina[3].

            L’altra collana citata, i Quaderni de “l’incantiere”, può vantare solo quattro titoli, pubblicati in un arco di tempo piuttosto ampio, dal 1990 al 2003 e stampati dall’editore Lacaita di Manduria. “L’incantiere” è stato un altro giornale di poesia, curato dal Laboratorio di poesia  dell’Università di Lecce, pubblicato dal 1987 al 2002. La redazione originale era composta da Carlo Alberto Augieri, Arrigo Colombo, Nicola G. De Donno e Walter Vergallo. Successivamente subentreranno, al posto di Augieri, Giovanni Bernardini, che poi sarà sostituito da Donato Valli, mentre Fernando Cezzi dal 2000 prenderà il posto di Vergallo. Proprio di Vergallo, infaticabile redattore del giornale,  è il primo titolo della collana, Clown per micro-riso (1990), ma anche il secondo, Il viaggio nella luna (1993), è di colui che è stato l’anima del foglio, Arrigo Colombo, e così il terzo è di un altro redattore (sia pure per poco tempo) del giornale, uno scrittore con alle spalle una lunga militanza letteraria, Giovanni Bernardini, del quale viene pubblicato Nell’imminente inverno (1995). L’ultimo titolo invece è Utopie e Speranze. Pometti e frammenti al plurale (2003) di Salvatore Caliolo, un collaboratore della rivista prematuramente scomparso subito dopo l’uscita del volume.

            Ma per concludere questo intervento è doveroso segnalare ancora un’altra collana legata alla “nuova serie” dell’ “Albero”, la rivista che dopo la morte di Comi, avvenuta nel 1968, venne ripresa da Oreste Macrì e Donato Valli dal 1970 al 1985, anche se l’ultimo fascicolo, il trentanovesimo risulta “finito di stampare” nel 1987. Ebbene, anche questa “nuova serie” è affiancata da una collana, i Quaderni dell’ “Albero”, divisa in due sezioni, una di poesia e un’altra di tipo saggistico, entrambe pubblicate dall’editore Milella di Lecce, che stampava anche la rivista. Nella prima sezione  apparve un solo titolo, Ozi, negozi, una raccolta poetica di Ercole Ugo D’Andrea, con un prologo di Mario Luzi, nel 1971. Nell’altra videro la luce  quattro volumi, tutti di grande rilievo, dei quali gli autori erano i due curatori della rivista, Macrì e Valli. Il primo nel 1977 pubblicò Due saggi, che comprendeva la memorabile analisi dedicata all’ “Angelo nero” e il demonismo nella poesia montaliana e lo studio Per una teoria dell’edizione critica (Sul testo della “Chanson de Roland” di C. Segre). Valli invece nel 1980 diede alle stampe un saggio ancora adesso fondamentale sul quel particolare genere di prosa poetica che si afferma in Italia nel primo Novecento, dal titolo Vita e morte del “frammento” in Italia, mentre nel 1986 nel volume Dialoghetti appulo-lucani raccolse saggi su Pierri, Sinisgalli, Scotellaro, Pierro, Gatti e De Donno. Nel 1987 ancora Macrì pubblicò Studi sull’ermetismo. L’enigma della poesia di Bigongiari, dedicata appunto al poeta fiorentino, suo antico sodale fin dagli anni Trenta. Nei Quaderni dell’ “Albero” erano previsti altri titoli di due prestigiosi collaboratori della rivista, Autobiografia poetica,  proprio di Piero Bigongiari e Confessioni minori di Carlo Betocchi, che però non videro la luce. In ogni caso, anche se limitata a pochi titoli, questa collana sta ad attestare la volontà dei due curatori di riprendere l’antica iniziativa di Girolamo Comi, in una sorta di omaggio al poeta, che continuava a costituire un punto di riferimento, per loro, anche da questo punto di vista.

            Più recentemente i “Quaderni dell’Albero” sono ritornati alla luce con una “nuova serie”, nella quale hanno visto la luce, nel 2001, gli Atti di un seminario di Studi su Fabrizio Colamussi. Letterato e poeta salentino, e, nel 2002, gli Atti del Convegno internazionale su Girolamo Comi,  entrambi pubblicati dalle Edizioni Milella di Lecce. Ma questa deve essere considerata, a tutti gli effetti,  una collana a sé, indipendente dalla gloriosa rivista che, come s’è detto, ha cessato le pubblicazioni  ormai da molti anni.   

[In A.L. Giannone, Modernità del Salento. Scrittori, critici, artisti del Novecento e oltre, Galatina, Congedo, 2009]


[1] Su queste riviste cfr. D. VALLI, Cento anni di vita letteraria nel Salento (1860-1960), Lecce, Milella, 1985, pp. 133-219.

[2] Su queste riviste più recenti ci sia permesso di rinviare a A. L. GIANNONE, L’attività letteraria nel Salento (1970-2005), in questo libro alle pp.

[3] Per un elenco completo dei titoli apparsi nella collana si rinvia al vol. Antonio Verri fabbricante di armonia, a cura di F. Bevilacqua, L. Chiriatti, M. Nocera, Alezio, Istituto “Diego Carpitella”, 1998, pp. 395-396.

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