Nuove segnalazioni bibliografiche 11. Che cosa significa sentirsi europeo

di Gianluca Virgilio

Forse nell’era in cui sulla scena mondiale dominano grandi stati come il Brasile, l’India, gli Usa, la Confederazione russa, molti di noi si sentiranno rassicurati all’idea di essere cittadini non di un piccolo stato come l’Italia, ma di una grande unione sovranazionale, l’Unione Europea, che ci permette di circolare liberamente nei ventisette stati membri senza dover mostrare il passaporto e senza dover cambiare moneta da un paese all’altro. Grande soddisfazione per chi ricordi come si viaggiava negli anni Novanta! Ma che cosa significa essere cittadini dell’Unione Europea? Davvero ciascuno di noi, in cuor suo, si sente cittadino di questa Unione allo stesso modo di come non esiterebbe a dirsi cittadino italiano?

Se dovessi rispondere a queste domande dal mio personale punto di vista, direi che mi sento cittadino europeo nella misura in cui mi sento concittadino di spagnoli, francesi, tedeschi, ecc.; anche degli inglesi, sebbene questi ultimi abbiamo preferito lasciare l’Unione, e dei russi, sebbene oggi siano per l’UE nemici mortali. Non ho avuto frequentazioni assidue con tutti questi popoli, se non attraverso alcuni viaggi e le mie letture, che mi hanno reso familiare la patria di Cervantes, di Rabelais, di Goethe, di Shakespeare, nonché quella di Dostoevskij, Tolstoj, Pasternak e Nabokov (per parlare solo degli scrittori). Per riassumere, potrei dire che con questi popoli, da Gibilterra agli Urali, condivido la grande biblioteca europea, che dalla cultura greco-latina, attraverso i secoli, cioè attraverso il medioevo e l’età moderna, è giunta a noi, fino al Novecento e al nuovo millennio, arricchendosi sempre più col passare del tempo, prima di espandersi e infine deflagrare nel mondo globalizzato. Io mi dico e mi sento europeo nel senso pieno del termine, assumendo su di me la complessità della vita umana che la cultura europea ha saputo descrivere: luci e ombre dell’agire umano, brame di dominio e di sopraffazione, violenza e dolore; ma anche il pensiero critico e la compassione, le leggi della convivenza e del vivere civile, l’amore. Dopo la lunga tragedia della colonizzazione, l’uomo europeo dovrebbe aver interiorizzato il principio che noi non siamo i dominatori del mondo, ma un popolo tra gli altri popoli e che la pacifica cooperazione è il nostro destino. Ed invece…

Questa voce è stata pubblicata in Recensione e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *