Nuove segnalazioni bibliografiche 11. Che cosa significa sentirsi europeo

Ho letto Ida Magli, La dittatura europea, Rizzoli, Milano 2010, il libro di una antropologa scomparsa nel 2016, acerrima nemica dell’UE già dal 1997, quando pubblico il suo Contro l’Europa. Un’antropologa, dunque, non un dilettante allo sbaraglio, ma una studiosa abituata a ragionare secondo principi scientifici, ovvero sulla base di una documentazione inoppugnabile. La sua indagine, degna del miglior detective, documenta l’avvilimento delle culture nazionali a cui ha portato il processo di costituzione dell’UE, avvenuto in gran segreto e senza alcuna consultazione popolare, per volontà delle élite finanziarie globali, ed in particolare di quelle statunitensi. A distanza di trent’anni dalla nascita dell’UE, ci potremmo chiedere se esista ancora una cultura europea o se essa non sia stata soppiantata dalla cultura anglosassone che ha colonizzato il vecchio continente. Come ha scritto Noam Chomsky, Capire il potere, Marco Tropea Editore, Milano 2002, pp. 233-234: “In Europa è stato incredibile. L’Europa è stata colonizzata culturalmente dagli Stati Uniti a un livello inverosimile. A quanto pare gli europei non se ne accorgono, ma se andate da quelle parti trovate solo una brutta copia degli Stati Uniti, anche se è ancora più tragico perché hanno una sensazione di grande indipendenza. Gli intellettuali dell’Europa occidentale amano considerarsi persone molto sofisticate che si fanno grasse risate su questi sciocchi americani, ma hanno subito dagli Stati Uniti un totale lavaggio del cervello. La loro visione del mondo, le distorsioni e quant’altro sono tutte filtrate attraverso film, telefilm e giornali americani, ma ormai non se ne accorgono più.”

Ecco cosa siamo diventati: una brutta copia degli Stati Uniti d’America. E dunque l’Europa che Altiero Spinelli auspicava unita perché gli orrori delle due guerre mondiali non dovessero più ripetersi, ha lasciato il posto ad un’Europa militarizzata dalla Nato, braccio armato del potere finanziario globale, pronta a procrastinare una guerra nel cuore di un’Europa più grande, che, costi quel che costi, si vuole tenere divisa.

A queste condizioni, possiamo noi sentirci cittadini dell’Unione Europea?

[“Il Galatino” anno LVI n. 5 – 10 marzo 2023, p. 6]

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