Semine. Laboratorio di scrittura, a cura di Simone Giorgino 1. Filippo Maria Cariglia, Memorie di una lavanderia ad acqua

La rubrica Semine propone alcune delle recensioni redatte dagli studenti che hanno frequentato il Laboratorio di scrittura da me tenuto presso il Corso di Laurea in Lettere dell’Università del Salento nel secondo semestre dell’anno accademico 2022/2023.

Gli studenti hanno liberamente scelto il libro da recensire sulla base dei loro interessi, dei loro orientamenti di ricerca o semplicemente dei loro gusti personali.

Due case editrici molto attive sul territorio, Kurumuny e Musicaos, hanno messo a disposizione dei partecipanti il loro intero catalogo e hanno fornito gratuitamente i libri selezionati.

Nel salutare l’avvio di questa nuova rubrica, desidero ringraziare gli editori Giovanni Chiriatti e Luciano Pagano per la loro consueta generosità; il prof. Marcello Aprile, per i preziosi consigli e suggerimenti; il prof. Gianluca Virgilio per l’ospitalità nella prestigiosa sede di «Iuncturae».

Ringrazio, infine, gli studenti che hanno partecipato, con entusiasmo e dedizione, alle attività laboratoriali. Mi auguro che questo debutto segni per tutti loro il primo passo di un percorso professionale ricco di soddisfazioni, come meritano.

Simone Giorgino

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di Riccardo Trofo 

Memorie di una lavanderia ad acqua è il volume d’esordio di Filippo Maria Cariglia. Già noto per il lavoro di scrittura e co-regia del film indipendente L’Altra città (2010), si occupa inoltre della promozione di eventi culturali come mostre fotografiche e proiezioni di corti tenuti rigorosamente presso Jefferson lavanderia, luogo sui generis al quale lega il suo nome da quasi vent’anni e di cui è proprietario insieme al fratello.

Molte volte la professione che una persona svolge diventa prospettiva totalizzante sul modo di concepire il mondo: le tante ore trascorse al lavoro, la ritualità di certe pratiche, il contatto con i colleghi e con i clienti finiscono per trasformarsi nel paradigma quasi unico con cui l’individuo avverte e declina la propria percezione del mondo. Cariglia questo meccanismo lo conosce bene, ed è così che l’oblò della sua lavatrice diventa la lente di un binocolo: incontri paradossali, dialoghi rivelatori, celebrità, immigrati, anarchici e prostitute; tutto è oggetto di interesse e in qualche modo di desiderio, filtrato dall’oblò delle lavatrici, perché il luogo in cui tutto accade e in cui tutto si muove resta sempre la lavanderia. 

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