A proposito del caso Moro

di Giancarlo Vallone

Venerdì 14 giugno, alle 19 nel chiostro dell’antico Monastero delle Clarisse, a Galatina, è stato presentato un volume scritto a due mani da una illustre storica, Simona Colarizi, allieva di Renzo de Felice, e da un politico di grande rilievo, cioè Claudio Signorile, a lungo vicesegretario del Partito socialista, nella stagione craxiana, ma, è opportuno dirlo, professore universitario anche lui e storico, allievo di Rosario Romeo, in quella importante Facoltà romana di Lettere che fu, con altre, come Architettura, una delle leve del movimento studentesco nel 1968 e poi ancora, ma con grandi mutazioni di fondo, nel 1977. Il libro è Tra politica e storia. Il caso Moro, edito quest’anno a Milano da Baldini e Castoldi, ed è, lo dico subito un libro importante. L’iniziativa la dobbiamo all’ associazione culturale Galatina al Centro, voluta a suo tempo dal dott. Vincenzo Specchia, e della quale è ora Presidente il dott. Michele De Benedetto. I discussant sono d’eccezione. Oltre a Signorile, il senatore Giorgio de Giuseppe, il sindaco di Galatina Fabio Vergine e l’ex sindaco Mimino Montagna ed altri, con un folto pubblico che ha partecipato intensamente con domande rivolte all’autore. Qui però conta il libro. Perché questo bel volume di circa 250 pagine in caratteri larghi, spicca nella sterminata bibliografia sul caso Moro? Perché in quel drammatico marzo del 1978 il Partito socialista di Craxi fu l’unica forza parlamentare di rilievo a impegnarsi per salvare la vita a Moro tentando di trattare con i sequestratori, ‘gli uomini delle Brigate Rosse’ come disse Paolo VI, egli stesso amico di Moro, e allievi spirituali entrambi, Montini e Moro, di Jacques Maritain. E in quel partito l’onorevole Signorile fu, generosamente, costantemente, l’uomo d’azione e di movimento, l’uomo che concretamente ha tentato la via della salvezza. Siamo dunque di fronte all’ impegno di un protagonista di quella drammatica stagione, quella che include in cerchi concentrici l’avvento degli ‘anni di piombo’, la proposta di ‘compromesso storico’, e l’assassinio di Moro. Però non si tratta solo di una testimonianza d’eccezione; siamo di fronte ad un’opera storiografica in senso proprio e compiuto, perché il dialogo tra i due autori, la Colarizi e Signorile, tempra quella testimonianza con una profonda mediazione, con la costruzione di un contesto larghissimo, con connessioni inaspettate. Soprattutto la tempra e la accredita per la sua maturazione nel tempo, perché, gli storici lo sanno, quel che si scrive è storia quando l’urgenza delle passioni si attenua, e s’intravede, nel diradarsi degli umori, nello sfoltirsi dei rancori, il tracciato sereno della verità.

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