Cimentarsi con Dante. Intervista al prof. Luigi Scorrano

Se dovesse dare un consiglio a chi volesse intraprendere questa sua attività, cosa gli direbbe, quali consigli gli darebbe?

Oddio, i consigli sono, intanto, quello di leggere attentamente i testi e di vedere che cosa questi testi trasmettono; naturalmente poi bisogna dotarsi anche di quelli che sono gli strumenti tecnici: la conoscenza della lingua, delle figure del discorso, delle questioni attinenti alla figura letteraria, degli indirizzi della critica di oggi, ecc….

Molte volte il suo nome è stato associato ad Aldo Vallone. Mi potrebbe illustrare il suo rapporto con lui?

Allora, io sono stato allievo di Aldo Vallone a Lecce. Provenivo dall’“Università Cattolica” di Milano, dove ho fatto i primi due anni di Università e poi mi sono trasferito a Lecce per ragioni familiari e qui ho incontrato Aldo Vallone e mi sono laureato con lui. Questo rapporto è nato dalla mia già presente passione per Dante. Inoltre alla “Cattolica” avevo incontrato un altro dantista che aveva rafforzato questo mio interesse e poi con Vallone c’è stato qualcosa in più, perché lui mi ha chiamato a collaborare con lui, quando si è trattato di fare il commento della “Divina Commedia”. Ecco, è stato un lavoro che abbiamo fatto insieme. Questo ha significato un atto di grande fiducia da parte sua nei miei riguardi, perché uno della statura di Aldo Vallone, che ti chiama come collaboratore, evidentemente, deve fidarsi!

A scuola la figura di Dante viene spesso sottovalutata dagli studenti.

Quali motivazioni darebbe ad uno studente per spingerlo allo studio di Dante? Insomma, secondo lei, perché Dante è ancora attuale?

Una motivazione di fondo nasce dalla conoscenza. Molte volte noi abbiamo l’abitudine di liberarci delle cose, di certi autori….perchè…, è come una specie di preconcetto, di pregiudizio: “Ah, Dante è lontano, è pesante….”, e non ci degniamo di leggerlo. Se abbiamo dei professori appassionati, per così dire, che ci credono, loro magari riescono a trasmettercelo. Se anche loro lo sentono come un peso, è chiaro che il disastro è sicuro.

Bisogna leggerlo, io dico che bisogna leggerlo, con pazienza, con attenzione, perché certamente è un autore lontano che riassume un modo di cultura che non è più il nostro, ma quante cose di grande attualità sono presenti in Dante. Per esempio, Dante sentiva la necessità di essere cittadino, accidenti se questo non è un problema di oggi, in certe circostanze, ditemi voi!

Voglio dire, ci sono tanti di questi temi in Dante che sono attualissimi, che noi possiamo verificare nella nostra quotidianità; anche questo impegno civile, questo mettersi nella vita politica, perché si vuole operare per un ideale di giustizia. I giovani dovrebbero amare Dante. Egli era un uomo che aveva grandi ideali e combatteva e soffriva per questi ideali, quindi queste sono le motivazioni, però uno deve leggerlo, deve avere pazienza, deve vedere che cosa significano le sue parole; e poi, diciamoci la verità, in fondo la nostra lingua, ancora oggi, sostanzialmente, è la lingua che parlava Dante.

Oggi si sono infilati tanti vocaboli stranieri, soprattutto inglesi, però il nostro sottofondo linguistico è ancora quello della “Divina Commedia”; infatti, leggendola, non abbiamo bisogno di ricorrere spesso al vocabolario. La maggior parte delle parole le capiamo, sono ancora in uso.

Quindi lei mi sta confermando che Dante è il padre della lingua italiana?

Dante è il padre della lingua italiana, perché lui, con quest’opera, la Divina Commedia, l’ha fissata indelebilmente. Poi ha trattato specificamente la questione della lingua nel “De Vulgari Eloquentia”. Infatti, Dante, oltre ad aver partecipato attivamente alla vita politica e quindi oltre ad aver affrontato tutti i problemi che ne derivano, ha cercato di porre un rimedio al problema della lingua. Appunto nel “De Vulgari Eloquentia”, Dante analizza le varie lingue presenti in Italia a quel tempo e si chiede quale di quelle lingue si potesse candidare come lingua nazionale. E’ chiaro che Dante, però, non aveva questo concetto di “nazione”. Sarebbe più corretto dire che Dante voleva individuare una lingua che potesse essere parlata da tutti nell’entità geografica chiamata Italia, anche se diverse erano le situazioni politiche, linguistiche ecc….

In conclusione cosa vorrebbe dire ai nostri lettori?

Beh, cari lettori, leggete Dante. So che è difficile, che è pesante, ma è misurandosi con le cose difficili che ci si mette alla prova, che si stima il valore di ognuno. Nella vita sono le cose difficili il vero e proprio banco di prova di ognuno di noi, altrimenti non si arriva da nessuna parte.

[2009]

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