Lotta contro la scienza: dopo Zichichi, Trump!

di Ferdinando Boero

La lotta contro la scienza continua, implacabile. Anche da parte di cosiddetti scienziati. L’alfiere della scienza galileiana, Antonino Zichichi (mai diminutivo fu più meritato), contribuì a far eliminare la teoria dell’evoluzione dai percorsi scolastici, convincendo un ignaro ministro della pubblica istruzione, tale Letizia Moratti, che l’evoluzione non è una scienza perché non c’è l’equazione. E ora Zichichi chiede l’equazione del clima. Se non c’è allora non si parla di scienza. Zichichi non ha l’equazione dell’intelligenza, e quindi…

Queste posizioni sono pericolosissime, e giustificano decisioni irresponsabili come quella di Trump sugli accordi di Parigi. Intendiamoci, Zichichi è uno scienziato, è un fisico. L’ecologia, la scienza che studia l’ambiente, ha bisogno della fisica e delle sue equazioni. Ma quando interviene la biologia, con i viventi, il numero di variabili da considerare diventa enorme. Intrattabile matematicamente. L’equazione non c’è perché il problema non si risolve con la matematica. Non tutta la scienza è matematizzabile. L’ecologia è una scienza storica, un tempo si chiamava storia naturale. La storia esiste, ma non c’è l’equazione della storia. La storia descrive il passato e cerca di capire cosa ne abbia determinato gli eventi. La storia identifica tendenze e ci avverte che a certe cause rispondono certi effetti. Ma non si chiede alla storia di prevedere il futuro (la “scienza” che fa questo, con equazioni, si chiama economia e sappiamo bene quanto ci azzecchi). Il futuro non esiste. Però sappiamo che se l’anidride carbonica va oltre certi livelli, l’effetto serra si intensifica e le temperature salgono. Il che ha effetti sul clima e sugli ecosistemi. Le tendenze del clima del passato ce lo dicono in modo inequivocabile. Come la scienza ci dice che c’è l’evoluzione. Ma ecco che arriva Zichichi: non c’è l’equazione? Allora non è scienza. Gli epistemologi dovrebbero spiegare una buona volta la differenza tra scienze storiche e scienze a-storiche. Le prime non sono trattabili matematicamente (non c’è l’equazione della storia, e non c’è l’equazione dell’evoluzione) le seconde lo sono. Le prime studiano cose difficili, le seconde studiano cose facili. Chi studia le scienze a-storiche dovrebbe fare un salutare bagno di umiltà e dichiarare la propria incompetenza di fronte alle scienze storiche, quando di storia si parla. E invece no. L’arroganza dell’ignoranza impera. Poco male se tutto questo restasse nell’ambito del dibattito accademico. Il problema è che in base a questi ragionamenti si decide su cosa investire, si decidono i programmi scolastici, si decide il futuro del mondo. Magari disconoscendo gli accordi di Parigi. Abbiamo convinto il Papa, che fa encicliche che predicano la conversione ecologica. Ma non Zichichi. E Trump. 

Per far parlare di biodiversità ci vuole la specie “strana”, così i media si sorprendono. Ed ecco il pesce senza faccia, un pesce di profondità privo di occhi, pescato di fronte a Sidney, in Australia. E’ in corso una spedizione scientifica dalla Tasmania all’Australia, e pare che molti organismi raccolti appartengano a specie sconosciute, a cui ancora non è stato dato un nome. Non è una cosa eccezionale. Abbiamo dato il nome a circa due milioni di specie, e le stime sono che il pianeta ne ospiti almeno otto milioni, per non parlare dei microbi. L’esplorazione della biodiversità è ancora in gran parte incompleta (Nota per Zichichi: non ci sono equazioni per descrivere le specie, eppure esistono). Questa è la notizia sorprendente. Non conosciamo la diversità della vita che abita il pianeta terra. Siamo preoccupati della biodiversità, tanto che Papa Francesco le dedica un’Enciclica, ma se si chiede alla scienza: quali e quante sono le specie che abitano il pianeta? La risposta è: non lo sappiamo. Ne abbiamo descritte a milioni, ma siamo ben lontani da aver finito l’opera. Ah, bene, e quali sforzi stiamo facendo per colmare questa lacuna nelle nostre conoscenze? Non molti, anche grazie a una concezione zichichiana della scienza. Ogni tanto facciamo una spedizione e troviamo qualche animale strano, ma si tratta di episodi, non c’è una strategia mondiale che risponda alla semplice domanda: quante e quali sono le specie che abitano il pianeta? Nel frattempo la biodiversità è in erosione. Ma non abbiamo la lista delle specie estinte. Anche se i giornali ogni tanto pubblicano notizie allarmistiche sulle estinzioni, non ci sono grandi prove di estinzioni. Non è facile provare l’estinzione di una specie, a parte i pochi animali di grandi dimensioni a cui dedichiamo attenzioni distruttive. Molte delle specie estinte in tempi recenti probabilmente non erano neppure state descritte. Ma stiamo distruggendo gli habitat, alterando in modo grave gli ecosistemi. Il riscaldamento globale sta influenzando in modo drammatico la grande barriera corallina australiana. Questo lo sappiamo. E’ facile che molte specie ne faranno le spese, e si estingueranno. Ma sarà difficile avere le prove di queste estinzioni, con o senza equazioni. Nel frattempo, il Presidente Donald Trump decide che l’ambiente non sia una priorità e torna all’impiego massivo di combustibili fossili come il carbone. La scienza, senza alcuna defezione (Zichichi, se si parla di ambiente, non è uno scienziato), avverte che stiamo facendo male al pianeta. Abbiamo convinto persino la religione, che predica la conversione ecologica. Ma non basta. Gli americani, democraticamente, hanno eletto un Presidente che prende decisioni contrarie a tutte le evidenze. Perché “non conviene”. In democrazia la maggioranza vince, ma non è detto che abbia ragione. Purtroppo ci interessano solo le notizie sensazionali, tipo il pesce senza faccia, ma poi le cose “serie”, su cui investire fondi per la ricerca scientifica, sono sempre altre (e Zichichi non è un caso isolato, perché è proprio nelle sue discipline che si investe moltissimo, denigrando le altre scienze e passando la propria come unica vera scienza). L’Italia, in questo, ha una posizione non disdicevole. La comunità scientifica italiana esprime ancora un buon numero di specialisti di biodiversità. Negli altri paesi sono praticamente estinti. Anche da noi, comunque, queste ricerche hanno bassissimo sostegno. Non esiste una strategia esplorativa, soprattutto in mare. Ah, un piccolo dettaglio: il pianeta è abitabile proprio perché ci sono tutte queste specie (la biodiversità) che fanno funzionare gli ecosistemi senza i quali non possiamo vivere. Non esiste altro posto nell’universo che ci offra questa possibilità! Ci saranno anche pianeti abitabili per chimica e fisica, ma senza biodiversità non ci sono ecosistemi, e senza ecosistemi non possiamo vivere. Stiamo alterando questi sistemi in modo grave. Questo è il problema numero uno per la sopravvivenza della nostra specie. E non c’è un problema numero due.

[“Nuovo Quotidiano di Puglia”, martedì 6 giugno 2017]

 

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