La storia di Galatina dall’Antichità al Medioevo, e oltre

Pubblicato dall’Editore Mario Congedo il volume di Pietro Giannini e Biagio Virgilio, Galatina dall’Antichità al Medioevo, e oltre

di Gianluca Virgilio

La prima cosa che faccio quando prendo un nuovo libro in mano e mi accingo a leggerlo, avendone sentito il semplice profumo della necessità, è di informarmi sugli autori. Nel caso del volume di Pietro Giannini e Biagio Virgilio, Galatina dall’Antichità al Medioevo, e oltre, Mario Congedo Editore, Galatina 2025, questo non è stato necessario: da lunga data conosco bene l’uno e l’altro autore, in primo luogo perché sono miei concittadini, e soprattutto perché nel corso degli anni ho avuto modo, nei limiti delle mie competenze, di seguire i loro studi e di apprezzarne il valore. Pietro Giannini (classe 1945) è Professore Emerito di Letteratura Greca dell’Università del Salento, Biagio Virgilio (classe 1944) è stato Professore Ordinario di Storia Greca e di Epigrafia Greca nell’Università di Pisa. Due grecisti galatinesi, dunque, e perdipiù coetanei e di lunga esperienza. Il che spiega bene come siano riusciti ad operare all’unisono nell’elaborare un’opera che si avvale delle loro competenze specifiche, messe a frutto attraverso “il nostro metodo di ricerca storico-filologico”, come scrivono gli autori nella Premessa, “metodo che viene dalla grande tradizione della storiografia propria del mondo classico” (pp. VII-VIII). L’approccio all’antica storia di Galatina è dunque nuovo e nuovi sono i risultati.

Nel primo capitolo, il più lungo ed articolato (pp. 7-109), dal titolo Per la storia di Galatina dall’Antichità al Medioevo, sbarazzatisi dell’ipotesi di una presenza degli antichi Greci a Galatina (“… degli antichi Greci o degli Ateniesi non solo non vi è nessuna traccia a Galatina, ma neppure è storicamente ragionevole cercarla in un luogo così interno del Salento messapico.” p. 28), i due autori ripercorrono la storia del toponimo Galatina (Calatina), da intendersi “non tanto come « territorio, terra della famiglia Galati », quanto piuttosto come « territorio, terra dei Galatini (gli abitanti) ».” (pp. 30-31). In un documento del 1188 Galatina sarà denominata casale Sancti P(etri) de Galatina, dove per casale è da intendersi “un agglomerato di case (privo di difesa o tutt’al più protetto da un muro o da una torre), un abitato rurale aperto, un sobborgo o borgo rurale a sé stante, vicino o subordinato a un centro urbano maggiore di riferimento, con o senza un suo “signore” (dominus).” (p. 40). Bisognerà attendere la metà del XIV secolo prima che Galatina raggiunga lo status di città, grazie alle “opere di urbanizzazione documentate dalla iscrizione greca del 1354/5 esposta sulla chiesa di san Giovanni” (p. 48, ma l’iscrizione sarà studiata nel paragrafo 4), una chiesa ora distrutta che si trovava nei pressi di Porta Nuova. Interessante il paragrafo 3 del primo capitolo, nel quale gli autori si propongono, contrariamente a quando finora fatto dagli studiosi, di “integrare fra loro manoscritti greci e documenti di cancelleria e di ricomporre dalla loro integrazione un quadro più articolato del casale e della storia medievale di Galatina.” (p. 49); stante il fatto che “San Pietro in Galatina, per tutto il Duecento e i primi decenni del Trecento è stato uno dei più importanti centri di produzione di manoscritti greci in Terra d’Otranto” (p. 93).

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