Anna Santoliquido nell’ “ombelico del mondo”. A proposito dei suoi “Versi a Teocrito”

di  Ettore Catalano

Tutti  i lettori della poesia di Anna Santoliquido ben conoscono quale magmatico accendersi di sensazioni venga registrato nei suoi versi, tradotti ormai in molte lingue e noti in molti paesi europei: mente e corpo femminili come affilate armi di conoscenza, incessante scavo all’interno del proprio animo, inesausta esplorazione delle possibilità della parola di mordere l’ambiguità del reale, partendo dall’insofferenza dei confini e trattando la poesia come forma di un dialogo difficile (ma necessario)  tra tutti i popoli che vogliano raggiungere, nella pace, le condizioni per ricercare ciò che ci lega ed unisce più del poco che ci separa artificiosamente.

In altri ed intensi momenti poetici, nella forma delle sillogi poetiche o del poemetto, Anna Santoliquido ha vissuto e reso la cosmicità del far poesia, attraverso una sapienzialità di nitore classico, nella quale il brivido metafisico riesce a convivere, in modo anfibio, con la capacità di analizzare le tante sfaccettature del reale, le facce di un mondo abitato spesso dall’infamia e dall’ingiustizia e rigato di lacrime e di sangue innocente. E la sua poesia, senza perdere eleganza e controllo, ha saputo farsi carico del dolore del mondo, facendosi strazio testimoniale ed insieme morale oltranza.

Ora, memoria e viaggio, modalità entrambe utili per cogliere l’errante anima poetica della scrittrice lucana, convivono nei Versi a Teocrito per regalarci un’immagine inedita di un lembo della terra di Omero, ricca di fascino esoterico e di richiami poetici, storici e mitici tanto legati alla cultura classica che, per noi italiani, è parte integrante e decisiva della tradizione letteraria. I versi scelgono come Musa Teocrito, il poeta degli idilli fulminanti e raffinati e come guida la dea Demetra, la dea del grano e della gioventù, la portatrice delle stagioni che fornisce alla poesia la dura concretezza dell’incudine, la fatica del lavoro della conoscenza, come ci dicono subiti i primi versi del poemetto.

Questa voce è stata pubblicata in Anticipazioni, Avvertenze, Conferenze, Discorsi, Introduzioni, Prefazioni, Premesse, Postfazioni, Presentazioni, Letteratura e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *