Nel lontano 1973, in Salento a Galatina, recuperai dei tronchi semicarbonizzati di ulivo provenienti da una tenuta secolare distrutta da un incendio. Ispirato dalle loro forme così attraenti e stimolanti, ho trasformato questi corpi, tronchi senza vita, in opere d’arte. A quel tempo conobbi a Venezia il critico d’arte Pierre Restany; durante quell’incontro dialogammo sulle problematiche della natura legate alla contaminazione del pianeta e dell’ambiente, e alla poca sensibilità collettiva nei confronti di queste tematiche. Fu così che, meditando su quelle parole, incominciai a dedicarmi alla scultura lignea cercando di far rivivere quei tronchi elaborandone la materia, rendendola viva e vitale. Per la mostra “Appesi a un filo” ho deciso di presentare un’opera inedita proveniente da questo ciclo, intitolata “Nucleo reperto di ulivo” 1973 -2025.