Le Vie dei Canti salentini

di Gianluca Virgilio

“Eppure mi pareva che le Vie dei Canti non fossero necessariamente un fenomeno australiano, ma universale; che fossero i modi con cui l’uomo delimitava il suo territorio, e così organizzava la sua vita sociale. Tutti gli altri sistemi adottati in seguito erano varianti – o perversioni – del modello originario.”

Bruce Chatwin, Le Vie dei Canti

A Bruce Chatwin e al suo Le Vie dei Canti ho pensato man mano che andavo avanti nella lettura del bel libro di Simone Giorgino, La parola paesaggio. Scritture del Finisterre, Milella, Lecce, marzo 2025, a riprova che i libri non sono mai delle monadi non comunicanti, ma rimandano l’uno all’altro, attraverso la mente del lettore, illuminandosi a vicenda nel loro senso profondo. Nei suoi viaggi australiani Chatwin scopriva che per gli aborigeni i luoghi non sono semplici spazi fisici insignificanti, ma che ogni rupe, ogni fonte, ogni pianura conserva una storia e solo da questa e per questa diviene riconoscibile ovvero acquista un senso e dà un orientamento esistenziale a coloro che li percorrono. Ebbene, Giorgino, in questo lavoro che fa seguito al recente Eretico barocco. Una linea meridiana nella poesia italiana del Novecento, Carocci, Roma, settembre 2024, ha selezionato gli scrittori, prosatori e poeti (ben dieci), che con le loro storie oggi danno un senso preciso a Finisterre, al paesaggio salentino delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, senza le quali noi non guarderemmo ad esso come facciamo e neppure riconosceremmo noi stessi.

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