di Antonio Lucio Giannone

Emilio Sommariva, Ritratto di Ada Negri (1914).
Ma esaminiamo ora i testi di Ada Negri apparsi sulla «Rivista d’Italia». La scrittrice è presente su cinque numeri, dal primo fascicolo del 1918 all’ultimo dell’anno seguente, con cinque composizioni in versi e una novella. Le prime sono accomunate dal contenuto luttuoso essendo tutte ispirate ai tragici fatti personali che colpirono l’autrice in quel periodo o al conflitto bellico.
Nei Giardini del Silenzio e Notte, ad esempio, entrambe confluite l’anno seguente nella raccolta Il libro di Mara, rievocano la figura dell’«Amato», scomparso improvvisamente. Nella prima, composta da quattro sestine di versi di varia misura, l’autrice immagina di incontrarlo nuovamente in uno spazio senza spazio e in un tempo senza tempo per portargli la sua «povera anima fedele / che non può vivere, che non può vivere / se non nell’ombra della tua Ombra»:




































































