di Antonio Devicienti

Claude Monet a Giverny dipinge le ninfee sull’acqua facendone scrittura dello svanire e dell’impermanenza: a chi osservi quei dipinti si dà a vedere il paradosso dell’atto pittorico che ha fermato in forma d’immagine quello che incessante si muove (l’acqua) e quello che per breve stagione si schiude (il fiore della ninfea), così che quello che sembra fissato dal pennello è contemplante memoria del divenire e dello svanire, dell’impermanente e dell’illusorio.




































































