
“Che cosa viene di fatto realizzato con l’opus alchemico? Secondo le mie fantasie psicologiche, viene realizzata l’oggettivazione della libido: la nostra vita non è nostra. La meta alchemica è la realizzazione nel senso più completo della “libido oggettuale” di Freud: la libido intesa come dinamismo erotico cosmico che permea il mondo perché ama il mondo della materia, benché sia stata irretita nei personali deliri della soggettività, sicché crediamo di essere noi ad amare il mondo o di poter imparare, migliorandoci, ad amare il mondo. Mentre invece è la libido oggettuale ad amare il mondo attraverso di noi e nostro malgrado. L’anima è incatenata nella materia del “me”, dove la imprigioniamo ogni volta che ci domandiamo, da psicologi: che cosa non va in me? La risposta dell’alchimia è: tu, io, tutti, il mondo, siamo materia, materiale elementare, e indulgiamo alle cose materiali, come l’artifex con i materiali nel laboratorio, convinti tutto il tempo di stare lavorando su di noi, sulla nostra vita, le nostre relazioni, i nostri processi. Finché sorge il giorno, l’aurora. E allora ci svegliamo dentro l’idea della meta, e la meta non è qualcosa da realizzare in un altrove, ma siamo noi dentro l’idea. Ma poiché la mente è tuttora intrappolata nella meità, proclamiamo spudoratamente che l’idea è in me, quando è vero il contrario. Ora, aperti gli occhi, riconosciamo di essere già nel lapis, mineralizzati, la mente come un sasso, dementi.”
James Hillman, Psicologia alchemica, Adelphi, Milano 2013, p. 280.





























































