Intervista a Francesco D’Andria: «C’è un anfiteatro negato: restituiamolo alla città e poi riapriamo agli eventi»


di Renato De Capua

L’archeologo D’Andria sottolinea la necessità di conoscere e far conoscere quelle parti del monumento romano, oggi inaccessibili, che si trovano in via Verdi, sotto la banca, e in vico della Bagliva.

Nel corso della prossima settimana il patto per la valorizzazione dell’anfiteatro e dell’area archeologica di Rudiae tra il Comune di Lecce e la Soprintendenza approderà in Giunta. Al suo interno, però, attualmente mancherebbe una voce esplicitamente dedicata all’anfiteatro di età augustea di Piazza Sant’Oronzo. Soltanto nell’articolo 9 si contempla “l’estensione dell’ambito di applicazione dell’accordo” anche ad altri monumenti della Città. Secondo l’archeologo e accademico dei Lincei Francesco D’Andria ora occorre individuare una nuova strategia operativa integrata, nella direzione di un’archeologia pubblica, in grado di coinvolgere cittadini e turisti nella riscoperta delle proprie radici e della ritrovata romanità di Lupiae.


Professor D’Andria, al momento c’è l’accordo per la promozione, la fruizione e la valorizzazione dell’anfiteatro e dell’area archeologica di Rudiae. Che cosa si sta pensando di fare per i quattro monumenti di età romana?

«L’accordo è uno strumento molto utile, il prossimo passo è concretizzarlo con una serie di azioni, in particolare, a partire dal prosieguo degli scavi a Rudiae nell’area di Fondo Acchiatura. Il prossimo obiettivo è portare alla luce le strutture del quarto edificio teatrale, identificato grazie alle indagini geofisiche. La prospettiva più ampia deve essere quella di una valorizzazione integrata del patrimonio antico di Lecce, soprattutto per quanto riguarda la fase romana».

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