di Maurizio Nocera

Adelmo Cervi (Imagoeconomica, Palmigiani, dettaglio)
Alla memoria di Elio Leo di Tuglie
combattente antifascista ANPI
A p. 259 del libro di Adelmo Cervi – Io che conosco il tuo cuore. Storia di un padre partigiano raccontata da un figlio (Prima edizione: Piemme Voci, 2014, pp. 434; riedizione 2025 col titolo I miei sette padri) trovo scritto dall’autore quanto segue: «Mettere piede nella vita dei miei mi costa fatica, l’ho detto e lo ripeto, ma non posso evitarlo. Dalla loro intimità arrivo io. Sono già lì, sulla porta./ E devo stare attento, perché i ricordi – sia miei, sia delle persone care – si sbriciolano, diventano polvere e si confondono. Quella storia lì, quella volta che… è tutto vero? Me l’hanno detto o l’ho letto chissà dove? O me lo sono inventato?/ E dove sta esattamente la differenza tra “vero” e “inventato”? Non è che magari è un po’ tutto “mezzo vero”?»
So che «Adelmo Cervi è figlio di Verina Castagnetti e Aldo, terzogenito dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti al poligono di tiro di Reggio Emilia il 28 dicembre 1943. Adelmo aveva appena compiuto quattro mesi. Suo nonno Alcide, la cui figura entusiasmò Italo Calvino, ha pubblicato, nel 1955, I miei sette figli, a cura di Renato Nicolai, un classico della Resistenza stampato in centinaia di migliaia di copie e tradotto in molte lingue».




































































