Infinito Salento

di Augusto Benemeglio

L’infinito, per Leopardi,  è la siepe; per me  è il Salento e gli uomini che ci vivono e che ho conosciuto, stimato, amato.

Giacinto Urso

Ad esempio il difensore civico emerito di Lecce Giacinto Urso da Nociglia, la “noce e il giglio”, che ci spronava a prendere in mano il nostro destino e farci storia, ad abitare i nostri spazi con mente, cuore, volontà, fantasia, illuminarli di umanità e della nostra fede, della nostra intelligenza, della nostra cultura. E non considerarci più figli di un dio minore. Bisogna navigare nella materia vivente finché la pelle non soffoca il sangue, bisogna rispettare alcuni principi basilari civici della nostra costituzione, che sono poi quelli del Vangelo, quelli del buon senso, bisogna spendere le nostre energie in azioni/relazioni specifiche che affrontino e risolvano i rapporti con gli altri, dal problema condominiale all’Ente Supremo; non è vero che l’inferno sono gli altri, come disse Sartre, no: gli altri sono il nostro prossimo. O  siamo una comunità, o non siamo niente. Poi, una volta che si sono fatte le scelte, bisogna essere coerenti con queste scelte, fino in fondo. Si arriva ad un’età in cui “i denti cadono anche senza far male, la memoria perde colpi, la prostata si ipertrofizza, la vista s‘oscura. Si celebra, al netto d’ogni lamento, la cerimonia del disfacimento”. Ma si rimane pur sempre uomini dentro l’anima che non avverte nessun peso degli anni, ma solo quello della solitudine,  e il peso delle assenze e dei rimorsi. Ci vergogniamo sempre un po’ quando qualcuno muore, perché c’è sempre qualcosa che dobbiamo farci perdonare.

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