Manco p’a capa 270. Vu cumprà?

di Ferdinando Boero

Beppe Grillo porta alle urne milioni di cittadini che, col voto, bocciano un certo modo di fare politica. A fianco della pars destruens, la pars construens affronta il COVID-19, ottiene il PNRR quando tutti consigliano il MES, emana leggi che avrebbe dovuto fare la sinistra, e che non ha fatto. La scelta degli uomini, però, soffre di gravi errori di valutazione. Ne bastano tre: Di Maio, Cingolani e Draghi, che turlupinano il Supremo il quale, non contento, osteggia Conte e arriva ad espellere dal partito chi non accetta di sostenere Draghi, definito un grillino, a capo di un governo da cui fu escluso il partito che vince le elezioni successive, soprattutto per l’astensionismo di chi, prima, aveva votato contro la destra. Arrivato al governo, Draghi prepara la procedura di attuazione del PNRR e sostiene che non ci sia bisogno di altro. Si tratta di millantato credito: il successo politico del PNRR è di Conte, Draghi realizza la descrizione minuziosa del lavoro da fare.

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