di Ferdinando Boero

Massimo D’Alema non riscuote le mie simpatie: è stato il primo ex-comunista a diventare Presidente del Consiglio e ha attuato una scellerata politica di privatizzazione degli asset industriali pubblici, per non parlare della guerra in Kossovo: solo la “sinistra” può fare impunemente politiche squisitamente di destra, in Italia. Ricorda Tony Blair e, anche, Matteo Renzi, e il suo rinascimento saudita. D’Alema è andato alla parata militare di Pechino. Scandalo!
Gli stessi improperi finirono su Giuseppe Conte quando promosse la Via della Seta, criticato anche perché fu apprezzato da Trump, che lo chiamò Giuseppi. Ancora lo chiamano così, mentre tutti o quasi ora approvano il buon rapporto di Meloni e Trump.
La Cina sarà un nemico, ma proprio in Cina, e in altri paesi presenti alla parata di Pechino, l’Occidente ha trasferito i suoi asset produttivi nel periodo della globalizzazione. Le industrie hanno chiuso i battenti “da noi” e hanno trasferito le produzioni in paesi dove la manodopera costa poco e non ci sono leggi severe sulla difesa dei lavoratori e dell’ambiente. Gli affari sono affari, mica si può andare tanto per il sottile. La giustificazione era che anche “da noi” successero le stesse cose all’inizio della rivoluzione industriale: nelle industrie britanniche lavoravano i bambini, e l’aria era impestata dai fumi di carbone. Poi le cose sono migliorate. Sarà una fase, poi anche “loro” diventeranno come “noi”. La realtà è andata oltre le aspettative.




































































