Manco p’a capa 273. Se Frank Zappa veste Armani

di Ferdinando Boero

Portrait of American musician Frank Zappa (1940 – 1993) as he leans backwards, dressed in an overcoat, Los Angeles, California, 1980s. (Photo by Steve Schapiro/Corbis via Getty Images).

Quando mi sono sposato (in chiesa, per non dar dispiaceri a nonna e suocera) ho comprato un vestito grigio, senza badare a spese. Non sono andato da un sarto, ma ho scelto un vestito Armani Borgonuovo. Non sapevo bene cosa significasse, però mi stava bene, come ancora mi sta, le rare volte che lo metto. Di solito non indosso il “vestito”. Quando ci fu il passaggio all’euro, un negozio di alta moda fece i saldi. Vidi un cappotto di velluto che mi parve subito eccezionalmente bello. Anche questo era Armani. Lo vendevano a metà prezzo e sul cartellino vidi un uno seguito da qualche zero, ad indicare il prezzo da dimezzare. Lessi 1000 pensando agli euro, e 500 mi parve un prezzo eccessivo. Tornai in quel negozio e guardai l’etichetta con gli occhiali. La cifra non era mille, era un milione. Il prezzo era ancora in lire. Facendo un cambio in eccesso (un euro duemila lire), un milione equivaleva a 500 euro che, con lo sconto, diventavano 250. Cedetti alla tentazione. La proprietaria restò sconcertata quando capì che me lo sarei portato via per così poco. La tendenza era di fare un cambio valutando un euro come mille lire, come fecero i baristi, con il prezzo del caffè. Ma il cambio ufficiale era quello, e lei non aveva cambiato il cartellino. Era l’anno duemila.

Con il cambio climatico non mi capita spesso di mettere il cappotto, ma se fa freddo quel capo continua a darmi piacere quando lo indosso. Insomma, se fossi ricco sarei un vero signore, anche nel vestire. Quei vestiti costano tanto ma durano più di quanto duriamo noi, e restano sempre belli, senza età. A dir la verità, anche se fossi ricco troverei immorale spendere un patrimonio per un vestito. Solo per il matrimonio non ho badato a spese, e ho comprato gli altri capi “firmati” che ho in periodi di sconti fantasmagorici, pagandoli poco più dei prezzi dei negozi “normali”.

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