Simboli cristologici nel bestiario della chiesa di Santa Maria della Strada di Taurisano (secc. XIII-XIV): introduzione, il caradrio (Parte prima)

di Roberto Orlando

Introduzione


Taurisano (Lecce), Santa Maria della Strada (secc. XIII-XIV), particolare dello pseudo-protiro in cui è scolpito il bestiario.

 Viene da chiedersi: per quale motivo l’artista (o gli artisti) medievale scelse proprio le figure del caradrio, della fenice, del pellicano, dell’aquila, del leone, del cane, dell’orsa e della pantera per decorare il festone minore dello pseudo-protiro della facciata della chiesa romanica di Santa Maria della Strada di Taurisano (secc. XIII-XIV)? Ovvero, per quale ragione gli ecclesiastici, che con ogni probabilità sovrintesero all’edificazione della chiesa di Taurisano, suggerirono agli scalpellini tali figure? Che cosa pensavano i pellegrini di quell’epoca lontana mentre volgevano gli occhi verso tali immagini? Non certo queste opere furono realizzate per una semplice ragione decorativa.

 È evidente che ci troviamo di fronte ad un linguaggio dell’uomo medievale che ci riesce difficile decifrare con immediatezza. Un linguaggio che adopera simboli e segni per comunicare dei temi celesti. Già l’apostolo Paolo di Tarso (4-64 o 67) sosteneva che ciò che è invisibile è raggiungibile attraverso ciò che è visibile, ossia che il mondo naturale ed umano si configura come l’illustrazione inadeguata ma efficace del mondo ideale. E il teologo Alain de Lille (1125-1202) affermava che ogni creatura del mondo funge per l’uomo da specchio della sua vita, della sua morte, della sua condizione, ed è segno fedele della sua sorte.

     Ecco perché i Bestiari ebbero tanta fortuna nel Medioevo. Ogni animale poteva essere interpretato in chiave simbolica, quale personificazione dei vizi umani o, al contrario, come raffigurazione delle virtù e degli stessi insegnamenti morali e spirituali della dottrina cristiana. Poste nelle chiese, solitamente bene in vista, queste immagini diventavano così ammonimenti o richiami.

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2 risposte a Simboli cristologici nel bestiario della chiesa di Santa Maria della Strada di Taurisano (secc. XIII-XIV): introduzione, il caradrio (Parte prima)

  1. Antonietta Di Seclì scrive:

    Manco da Taurisano da circa sessant’anni, vivo a Milano, dove svolgo l’attività di pittrice e poetessa. Quando ho letto l’articolo di Roberto Orlando sul sito “Iuncturae”, segnalatomi da un parente di Taurisano, mi sono veramente commossa nel ricordare la chiesa che frequentavo con profonda devozione nella mia adolescenza. Sono poi rimasta positivamente molto sorpresa nell’apprendere dell’esistenza del bestiario sulla facciata della medesima chiesa, che non avevo e non ho mai notato nei miei rari, brevi ritorni a Taurisano. Sono impaziente di conoscere il seguito dell’interessantissimo e dotto saggio di Orlando. Ad maiora. Antonietta Di Seclì.

  2. Manco Antonio scrive:

    Mi trovo d’accordo con l’autore di questo studio, a proposito dell’indifferenza di ogni amministrazione comunale nei confronti di questo prezioso monumento. Nessuno si è mai occupato di vietare il transito delle auto nel tratto di strada dove sorge la chiesa; tra qualche decina di anni i posteri non potranno più ammirare i bassorilievi romanici che la abbelliscono, visto il logoramento provocato dagli scarichi degli autoveicoli.

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