Manco p’a capa 274. Andiamo su Marte? Come no!

di Ferdinando Boero

Nel 1996 la NASA annunciò, con qualche cautela, la scoperta di “tracce di vita extraterrestre” su ALH-84001 un meteorite di probabile provenienza marziana. L’articolo fu pubblicato su “Science”. La cautela era più che giustificata perché in seguito la natura vivente di quelle “tracce” non potè essere confermata. Ora la NASA ci dice che “forse” il rover Perseverance ha trovato tracce di vita nel cratere marziano Jezero, riconoscendo che non c’è conferma che le caratteristiche rilevate siano esclusive della materia vivente, visto che esistono processi chimici non biologici che possono generare simili segnali. I media di tutto il mondo danno grande risalto alla scoperta e alimentano la speranza che, finalmente, si sia scoperta la vita su Marte.
Nell’immaginario collettivo persiste l’idea che gli alieni siano già sbarcati sul pianeta ma che “non ce lo vogliano dire”. Il caso degli alieni di Roswell è emblematico. C’è poi l’equazione di Drake, che teorizza che, visto il numero stimato di esopianeti (pianeti esterni al sistema solare), esistano buone probabilità che qualcuno possa essere “vivo”. Che poi quella vita possa evolvere fino a costruire astronavi che vengono a farci visita è altra storia. Il progetto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) lancia messaggi nello spazio e resta in ascolto, nella speranza di ricevere risposte aliene. Il progetto godeva di finanziamenti pubblici destinati a ricerche sulla vita, anche se extraterrestre. Si opposero i biologi, come Ernst Mayr, il più grande evoluzionista del secolo scorso, e il progetto SETI non fu più finanziato con fondi pubblici, anche se continua a ricevere supporto da privati, in attesa di una telefonata dai marziani.

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