di Antonio Prete

Austere, le mura del castello nascondono il cimitero.
Sulla pietra biancocenere macchiata di licheni le lettere del nome traspaiono appena. Intorno, ciuffi di lavanda e rosmarino. Una conchiglia, di lato, sul terriccio : nella sua cavità il suono del mare. Discosto, un guscio marrone di lumaca : disabitato.
Il cielo è chiuso in un brivido di grigio.
Stanno nella luce meridiana i suoi pensieri. Respirano l’orizzonte. Laggiù, invece, gonfie di vento, garriscono bandiere. All’ombra dei vessilli un tumulto di grida : è la calda finzione della patria, l’obliqua fierezza dell’appartenenza.
Stanno nella luce meridiana i suoi pensieri : dove l’esplosione della primavera non è sipario sul dolore del mondo.
Piove sul dorso verde del Luberon.





























































