Buon compleanno, prof. Virgilio

di Gianluca Virgilio

In occasione del suo ottantunesimo compleanno (17 ottobre), il prof. Biagio Virgilio ci ha rilasciato questa intervista.

Caro Prof. Biagio Virgilio, sei nato nel 1944, un anno prima della fine della guerra, e hai vissuto la tua infanzia e prima giovinezza nel dopoguerra. Ci puoi dire come in quegli anni (diciamo i tuoi primi dieci anni) si svolgeva la vita a Galatina, almeno per ciò che ricordi del tuo ambiente familiare e sociale?

I ricordi infantili più remoti sono in parte indiretti e in parte diretti. I ricordi indiretti sono dei flash istantanei suscitati dalle foto ingiallite di famiglia che erano conservate disor­dinatamente in un cassetto di casa, fra le quali da ragazzo spesso rovistavo contribuendo al loro disordine. Ricordo le foto di mio padre con l’uniforme dell’aeronautica militare. Mi raccontava dei suoi anni in Africa durante la guerra. Fu rimpatriato con la conquista inglese delle colonie italiane, rimanendo poi come dipendente civile addetto alla manutenzione degli aerei ad elica nella scuola di volo dell’aeroporto di Galatina (con l’avvento degli aerei a reazione, passò in amministrazione come archivista). Mia madre era casalinga. Alcune foto ritraggono me, attorno ai due anni, e i miei genitori nella campagna di Collemeto. A Collemeto vi era il podere di mio nonno materno, prevalentemente destinato alle colture del grano, del tabacco e della vigna. Per il resto, vi era ogni sorta di frutti e verdure. Nella umile casa di campagna passavamo l’estate con i nonni materni. Qui cominciano i miei ricordi infantili diretti. Ricordo la nonna e la mamma all’ombra di un grande albero intente a spaccare i fichi da far seccare sui cannicci per l’inverno. Un ricordo vivido, che dovrebbe risalire all’estate del 1946, è la mia fuga, arrancando dentro un girello di legno, verso il retro della casa fitto di fichi d’India e il mio incauto afferrare di uno spinosissimo fico d’India con le mani, con le conseguenze immaginabili. Un altro ricordo diretto di quegli stessi anni è quello della nonna che subito dopo pranzo mi portava in braccio dalla casa di campagna verso un sentiero dal quale vedevo spuntare mio padre che, attraverso i campi, tornava a piedi dal lavoro nell’aeroporto di Galatina.

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