Il fascino della poesia di Daniele Giancane

di Gerardo Trisolino  

Per un poeta di lungo corso come Daniele Giancane (classe 1948) pubblicare un’antologia dopo l’altra non è affatto indice di desistenza quanto piuttosto di resilienza. Cinquant’anni e più di contagio poetico richiedono di tanto in tanto una breve pausa di riflessione, un bilancio provvisorio prima di proseguire la lunga marcia, una maratona letteraria, senza alcuna intenzione di demordere.  

Ecco come l’autore ha giustificato la necessità delle ultime antologie: «Dopo un’intera vita dedicata alla poesia, giunge il momento – prima che l’età diventi troppo avanzata – di ripensare a ciò che si è prodotto. A ciò che inevitabilmente è meglio che finisca nell’oblio…e a ciò che invece ha consistenza e spessore».

È per questo motivo che negli ultimi anni ha voluto tirare più volte le somme della sua ancestrale vocazione poetica, offrendoci più antologie della sua prolifica produzione, memore dei versi danteschi: raccogliere in un volume ciò che si squaderna in tante minuscole plaquette.

Nel 2022 Giancane pubblicò con l’editore Adda il primo volume di Il meglio di me, in cui raccolse la sua produzione poematica (scegliendo Neruda come nume tutelare) che consta di sette poemetti (1969-2022). L’anno successivo diede alle stampe con il medesimo editore e con il medesimo titolo il secondo volume dedicato alla selezione dei testi che per comodità diciamo brevi, all’insegna di Jimenez.

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