di Adele Errico

Di quella creatura “nata il 21 a primavera”, Manni pubblica una raccolta di poesia inedite intitolata Il mio labirinto di assurdo silenzio (2025). La poetessa dei navigli, Alda Merini, parla ancora una volta dal suo “labirinto di assurdo silenzio”, moderna Arianna che, triste, riarrotola il filo del suo smarrimento, piangendo un amore, evocando una morte, scolorando in un bagliore di stella.
Con l’introduzione di Daniela Cristofori e Giacomo Poretti – che dichiarano “Scrivere di e su Alda Merini è compito arduo e pericoloso. Soprattutto se ad occuparsene sono una psicoterapeuta ed un comico” – la raccolta contiene scritti inediti di Merini rinvenuti negli archivi personali di Anna Grazia D’Oria e Piero Manni che, nel 2022, sono divenuti beni culturali sottoposti alla normativa di tutela prevista dal Codice per i Beni culturali e del paesaggio. Gli scritti sono stati analizzati e decifrati, talvolta con estrema fatica laddove si era in presenza di fogli manoscritti a causa dell’oscura grafia di Merini. Il risultato è costituito dagli scritti contenuti in questa raccolta suddivisi in: “La piccola Spoon River”, “Breviario sconsacrato”, “I filibustieri della follia”, “Poesie (1988-1989)”. La figura di Merini si conferma e si rinnova in queste pagine, della poetessa che scopre la passione per la lingua italiana a cinque anni, quando il padre la tiene sulle ginocchia e le legge, invece delle favole, il significato delle parole del vocabolario. Esordisce nella scrittura giovanissima, a soli quindici anni, con una recensione a una poesia di Giacinto Spagnoletti. Ma quando la mostra al padre, quello stesso padre che le aveva raccontato i significati delle parole del dizionario come fossero fiabe, le viene stracciata davanti agli occhi, al suono di parole sprezzanti: “la poesia non dà il pane”. È lo stesso Spagnoletti, nel 1950, a pubblicarla per la prima volta nell’Antologia della poesia italiana contemporanea con le liriche “Il gobbo” e “Luce”. “Sono ombrosa, ogni tanto voglio isolarmi”, diceva di sé Merini, raccontando dell’esperienza del manicomio. Una vita piena di ostacoli: “la povertà, la scarsa possibilità di studiare, l’esperienza del manicomio, gli elettroshock, i lutti dei due mariti, la lontananza dalle figlie” scrivono Cristofori e Poretti.




































































