di Antonio Devicienti

C’è questa fotografia di Vladimír Holan e l’ombra dominante, le pareti stracolme di libri, il poeta serio e concentrato nel suo dialogo con l’interlocutore. Sono gli anni della reclusione volontaria sull’isola di Kampa, il leggendario spazio con le imposte delle finestre sempre chiuse dal quale il poeta sapeva vedere molto meglio e di gran lunga più in profondità di chi, invece, si credeva libero. È la casa del poeta tragico, come scrive in Una notte con Amleto.
Non si tratta del luogo comune della Praga tenebrosa e misteriosa, è, invece, il nodo inestricabile del vivere all’urto con la storia.




































































