di Gerardo Trisolino

Silvano Trevisani è il biografo-testimone più attendibile del periodo tarantino di Alda Merini al fianco del medico-poeta Michele Pierri, dal 1984 al 1987. «Per quattro anni fui una sposa felice» confessò lei stessa in Reato di vita (La Vita Felice, 2010). Al di là delle ricostruzioni spesso fantasiose o traslate che ne ha dato la poeta dei Navigli, la conferma ci viene dalla lucidissima e obiettiva testimonianza che la figlia maggiore Emanuela Carniti ha affidato in Alda Merini, mia madre (Manni, 2019): «Taranto ha rappresentato il luogo in cui è maturato il rapporto con Pierri che è stato molto profondo, di grande intendimento anche a livello spirituale. Quando viveva lì era letteralmente rifiorita, e questo momento di positività credo che l’abbia sempre associato anche alla città che per lei è stata un’oasi protetta. Furono per lei anni sereni, con la sicurezza che le dava Pierri e la frequentazione degli ambienti intellettuali salentini: l’amico Spagnoletti, il poeta Girolamo Comi, l’italianista Donato Valli, il poeta e critico Silvano Trevisani, il pittore Giulio De Mitri».
Trevisani ne ha già scritto in più occasioni. Una ricerca in progress affidata a diverse pubblicazioni, da Michele Pierri e Alda Merini. Cronaca di un amore sconosciuto (Edit@, 2016) a Alda Merini tarantina in un volume collettaneo da lui curato (Macabor, 2019), passando dalla sua introduzione alla raccolta meriniana Furibonda cresce la notte (Manni, 2016) e a Quella parentesi tarantina che vivrà per sempre in Taranto città della poesia a sua cura con Macabor nel 2022.





























































