Rocco Ciardo e la poesia

di Rocco Orlando

Il tema più importante della poesia di Rocco Ciardo è quello della lontananza dal suo paese di origine a cui è fortemente legato. Come egli stesso scrive, “non ci sono foglie se non ci sono forti radici”; e ancora, “siamo un popolo con la valigia in mano, fa parte del nostro destino, cercare, in tanti, un futuro dal paese lontano”. Egli è lontano fisicamente, ma alla mente tornano i ricordi della sua infanzia come “le case con volte a stelle, le bianche stanze e i lunghi cortili, dove i bambini giocavan sicuri”, “quando il traffico non  c’era”, e i ragazzi non correvano alcun rischio giocando a pallone per strada.

Ciardo ricorda “l’odore di piccole stalle, con galline, conigli e maiali”; ricorda “le donne chine a far merletti e trine e gli uomini curvi sull’arida terra, sotto il sole, uomini che stringevano i denti”. Ricorda gli “‘ndori e sapori” di un tempo passato, il piatto di “acqua e sale” per non ingrassare e ricorda quando si mangiava in un unico piatto “nellu piattu ranne” dove  “calavan più mani”. Rievoca con nostalgia i tempi della raccolta delle ulive, della pigiatura dell’uva “coi piedi nudi” e “la coltivazione del tabacco”, che “per decenni è stata una risorsa per il Tacco, con tutta la  famiglia al lavoro da aprile a settembre per dare alla vita decoro”.

E affida alla penna tutte queste scene, per non dimenticarle col tempo che scorre: affida questi luoghi familiari e “la sua gente di cui si è salvato poco”, ma tanto ancora resta nei suoi pensieri e nei suoi “ricordi che non vogliono morire anche perché “del tempo molto lontano e del tempo non più vicino quel che resta nella memoria diventa la nostra storia”.

Il tempo passa, ma “i ricordi ritornano sempre come le onde del mare”; con gli anni si perdono le amicizie, ma ci “restano le antiche radici”. Ciardo resta ancorato al passato e sente “ancora vive le voci dei suoi cari”, ma nello stesso tempo è consapevole che con gli anni tutto cambia, tutto scorre, e la vita va ugualmente avanti, “ma di quel che c’era ieri resta il rimpianto”. Egli scrive: “il tempo ha sbiadito i colori, ha annacquato tanti sapori, molti costumi sono spariti, tanti volti sono dipartiti. Io scrivo per non dimenticare”.

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