Il “male di vivere” di Piero Pellegrino

Pubblicata l’ultima raccolta poetica Vienimi incontro

di Marco Leone

Chi volesse seguire il prolifico percorso poetico di Piero Pellegrino, ha a disposizione uno strumento essenziale, l’edizione complessiva delle sue poesie, pubblicata dallo stesso autore presso l’editore Besa nel 2014: tre corposi volumi che racchiudono tutte le sue precedenti raccolte e che testimoniano un diuturno e pluridecennale esercizio compositivo.

Fuori da questo grande contenitore, Pellegrino ha poi pubblicato tre altre sillogi: Inutili illusioni (Argo, 2023), Inviolate sensazioni (Manni, 2024) e Vienimi incontro (Giardini Editori e Stampatori, 2025). Soprattutto quest’ultima, uscita nella collana “Poetare”, diretta da Giorgio Baroni e Anna Bellio, segna uno scarto e un progresso rispetto alla versificazione precedente, sempre contrassegnata da un prevalente tono esistenziale e intimistico. Infatti Vienimi incontro, pur confermando la radicale e pressoché assoluta cifra soggettiva della poesia di Pellegrino, presenta tuttavia una novità: l’impiego di un lessico marcato, costituito da vocaboli classicistici (pilo, tragula, pomerium, peristilio, triclinio, auriga, aggere, pétaso, signifero, pietra manale) e da termini che si distinguono per esattezza botanica e zoologica (brassica, biancone, garighe, tàmaro) o che appartengono a linguaggi settoriali (rezzaglio, ratta, ramaglia, piancito, impiantito). Questa sorvegliata cura linguistica non è fine a sé stessa, ma serve a testificare stati emotivi e fluttuazioni interiori e a meglio determinare frammenti di vita, occasioni contingenti, paesaggi naturali, che sono gli spunti ricorsivi della scrittura poetica di Pellegrino. Serve anche a imprimere una matrice letteraria a quel senso di “autoreferenzialità e di assolutezza esistenziale” che Donato Valli ha riconosciuto come dominante nella poesia di Pellegrino (Introduzione, in P. Pellegrino, Anemoni, Lecce, Manni, 1992, p. 7) e che trova la sua espressione in un calcolato idioletto lirico.

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